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Romani Vol.1 - Il Vangelo di Dio - D. Martyn Lloyd-Jones



I N D I C E

Uno - Un accostamento spirituale necessario - l'importanza dell'epistola nella storia della chiesa - la conversione e la preparazione di Paolo - il falso contrasto tra i doni naturali e lo Spirito Santo.

Due - I lettori e la loro provenienza - le basi e il carattere della chiesa - il motivo per scrivere: confermarli nella verità - analisi dell'Epistola - i capitoli da quattro a otto relativi alla certezza della salvezza.

Tre - La centralità di Cristo - lo schiavo legato, redento e conquistato da Cristo - la giusta definizione di apostolo - i suoi caratteri e la sua autorità - la chiamata di Paolo che è proceduta dal Signore risorto.

Quattro - Le apostoliche qualifiche di Paolo - la sua uguaglianza con gli altri uomini - la sua missione con i Gentili - la relazione tra allora e adesso - "la successione apostolica" - separato dal grembo di sua madre.

Cinque - Il significato della parola "evangelo" - la più grande buona notizia mai udita prima - il vangelo di Dio nelle tre Persone - il primato del Padre - i limiti dell'apologetica.

Sei - Il metodo usato da Paolo di ragionare con l'Antico Testamento - le promesse, le profezie e i tipi - dire e pre-dire - la rivelazione e l'ispirazione secondo Pietro - le sante Scritture, la Parola di Dio.

Sette - Il ritardo della venuta di Cristo - l'uso dell'Antico Testamento per provare la continuità del vangelo - la vera natura della chiesa e la dottrina del residuo - la sufficienza, l’autorità, l’unità, la necessità, la consistenza delle Scritture - la consolazione dell'Antico Testamento.

Otto - Solo Cristo il centro dell'Evangelo - il Figlio di Dio incarnato - la Sua vera umanità - il legame con la profezia e in particolar modo con la casa di Davide - l'importanza di oggi.

Nove - Una serie di contrasti - nato: dichiarato - debolezza: potenza - la carne: lo spirito di santità - il significato della resurrezione - la presentazione del Dio-uomo in veste di mediatore.

Dieci - La signoria di Gesù - Gesù Cristo, il Servo unto - profeta, sacerdote e Re - l’impossibilità di scindere il Salvatore dal Signore - le basi di ciò che Ź e ciò che compie Paolo - l'ubbidienza della fede.

Undici - Il mandato e la sottomissione - Christmas Evans e il Sandemanianismo - un vangelo per tutte le genti - per amore del nome di Cristo - glorificare Cristo con le parole, con la vita e con la testimonianza.

Dodici - Appartenere a Gesù Cristo - il fondamento: amati da Dio - chiamata generale ed effettiva - appartati da Dio e la Sua lode - santi e santità.

Tredici - La dottrina e la pratica - La grazia conduce alla pace con Dio - sperimentare la pace di Dio - dottrine implicite - una notevole ed incoraggiante opera di Dio a Roma.

Quattordici - Il desiderio di Paolo di visitare Roma - rafforzare i bambini in Cristo - la forma e la sostanza - la vita di preghiera di Paolo - ringraziamento per mezzo di Cristo - un grande intercessore.

Quindici - Il desiderio, la preghiera e la sottomissione alla volontà di Dio - prosperare per mezzo di Dio - gli impedimenti e la guida - perseverare nella preghiera - "l'uomo propone ma Dio dispone".

Sedici - L'atteggiamento di Paolo nei confronti della sua opera - il servizio religioso - il pericolo di un semplice servizio esteriore - metodi carnali e spirituali - lo zelo carnale e la passione divina - "Illimitato amor divino".

Diciassette - I limiti che Paolo s'impose - le ricchezze dell'Evangelo - la potenza e l’autorità dello Spirito Santo - fortificare mediante un insegnamento completo.

Diciotto - La modestia genuina di Paolo - la vera prova di un credente - autorità spirituale e cattolicesimo - la chiesa intesa come comunità - L'incoraggiamento che l'Apostolo ha ricevuto dalla loro fede - il pericolo dei "movimenti".

Diciannove - L'obbligo di predicare il vangelo - la capacita di trasmettere il vangelo - il bisogno universale di tutte le nazioni e di ogni razza - la capacita di Paolo di raggiungere tutti gli uomini - tutto il vangelo per tutto l'uomo - la costrizione.

Venti - Il metodo logico - vergognarsi dell'Evangelo - l'offesa della croce - un pazzo per amore di Cristo - i falsi vangeli - il giusto motivo per non vergognarsi - l'unica potenza che salva.

Ventuno - La gloriosa buona notizia - la triplice liberazione dal peccato - riconciliazione e ristorazione - salvezza, passata, presente e futura - il piano di Dio

Ventidue - La potenza salvifica di Dio - l'efficacia dell'Evangelo - la Parola e lo Spirito - la divina prescrizione - del giudeo prima - la speranza per tutti.

Ventitré - Il vangelo rivelato - il giusto accettato da Dio - rivestiti della giustizia di Cristo - unicità della fede cristiana - lo strumento - Lutero e Habacuc.


I N T R O D U Z I O N E 

Sin dalla morte di Martyn Lloyd-Jones avvenuta nel 1981, molti lettori delle sue esposizioni su Romani hanno chiesto se ci sarebbero state ulteriori pubblicazioni della medesima serie. Questo volume vuole essere una risposta parziale alle loro richieste. Tutti i suoi sermoni dell'Epistola ai Romani furono registrati e vennero trascritti già nel 1981. Essi arrivano fino a Romani 14:17: "Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito". Quando concluse la sua esposizione con la parola "pace" una malattia portò a termine il suo trentennale ministero a Westminster Chapel nel 1968, dopo di che si dedicò molto alla redazione della trascrizione dei sermoni ed è nostro piacere continuare la pubblicazione adottando gli stessi principi che sono stati utilizzati nei volumi precedenti.
Sono in obbligo di menzionare un particolare. Quando il Dr. Lloyd-Jones si occupava della pubblicazione di un libro, toglieva tutti i riferimenti occasionali relativi ad un determinato luogo o ad un incontro nel quale la conferenza veniva tenuta perché un libro, a differenza di un sermone, è per tutti i tempi. Adesso noi utilizziamo lo stesso principio omettendo parole come: "Lo scorso lunedì", "i giornali di ieri", etc. La prima conferenza che tenne sul Capitolo Uno, mostra tutta la capacità della sua mente e il modo in cui pensò, con la guida di Dio, di sviluppare una serie di studi che probabilmente fu la più cara al suo cuore. Così noi abbiamo lasciato tutto come dall'origine, in maniera che coloro che non abbiano mai sentito parlare di lui possano ricevere qualche cosa dell'uomo stesso, il suo entusiasmo per il compito da svolgere, la sua lucida mente analitica, il suo dispiacere nel dover seguire un programma stabilito, ma soprattutto il suo grande desiderio di riscaldare i cuori attraverso questa grande epistola e che Dio venisse glorificato.
Inoltre abbiamo lasciato inalterato, all'inizio di uno dei capitoli, il riassunto relativo alla settimana precedente. Coloro che lo hanno ascoltato ricorderanno con quanta attenzione, da buon insegnante quale egli fu, continuava a ricordarci le cose imparate la volta precedente. Naturalmente le ripetizioni in un libro non sono tanto necessarie, anche se alcune volte le abbiamo lasciate perché convinti che la sintesi sia commovente quasi quanto l'intero studio antecedente.
Siamo felici per tutto ciò che i lettori dei libri del Dr. Martyn Lloyd-Jones ci hanno comunicato riguardo l'aiuto ricevuto. Chiediamo a loro di pregare per il lavoro di redazione avendo fiducia che Dio continui ad usare questi libri per il suo servizio.

Bethan Lloyd-Jones

Ealing, Agosto 1985


N O T E  S U L L ' A U T O R E

David Martyn Lloyd-Jones (1899-1981 )

D. Martyn Lloyd-Jones, secondogenito di Henry e Magdalen, nacque nella città di Cardiff il 20 dicembre 1899. Nel 1905 la sua famiglia si trasferì nella piccola cittadina di Llangeitho. Visse un’infanzia felice; da ragazzo preferiva il gioco del calcio ai compiti di scuola.
Nel 1909 la casa dei genitori venne distrutta da un improvviso incendio dal quale il piccolo Martyn riuscì a fuggire lanciandosi da una finestra del secondo piano. Da quella drammatica esperienza cominciarono a cambiare molte cose in lui: diventò più responsabile nelle sue azioni e più impegnato negli studi scolastici.
Nel 1914 il lavoro del padre fallì; i suoi genitori decisero allora di trasferirsi a Londra. I primi tempi nella nuova città furono economicamente molto difficili per la famiglia tanto che il giovane Martyn dovette quasi abbandonare gli studi per sopperire alle esigenze finanziarie lavorando. Durante questo periodo nacque in lui il desiderio di diventare medico. All’età di sedici anni s’iscrisse così alla scuola di medicina presso il St. Bartholemew’s Hospital, vicino alla città vecchia di Londra.
L’insegnante di Martyn era il professore più illustre di quel tempo: Sir Thomas Horder, il medico della Casa Reale. In seguito egli ammise che il tipo d’insegnamento impartito da Horder si rivelò fondamentale per il suo futuro ministero di predicatore. Quel luminare infatti insegnava ai suoi studenti di raccogliere sempre ogni elemento a loro disposizione e di ragionare molto sui dati prima di arrivare a stabilire la diagnosi di una malattia. Ai giovani allievi insegnava anche di partire sempre dai principi senza mai saltare alle conclusioni in modo affrettato. Da qui deriva sicuramente la logica dell’esposizione e dell’argomentazione biblica di Lloyd-Jones.
Nel 1923, alla sola età di ventitré anni, grazie ai progressi compiuti in campo scolastico e professionale, divenne assistente capo dell’équipe medica del Dr. Horder, ma, a dispetto della carriera medica che lo stava attendendo, il suo pensiero iniziò a volgersi altrove. Seguendo i pazienti aristocratici del suo insegnante, il Dr. Lloyd-Jones venne sconvolto dall’irreligiosità e dal vuoto morale di molti di loro e ciò lo rese cosciente della realtà del peccato. Inoltre, la triste morte del padre e poi quella tragica e prematura del fratello maggiore Harold, gli dettero una coscienza di transitorietà della vita e di conseguenza comprese di essere una persona spiritualmente morta davanti a Dio.
Già dalle sue prime esperienze lavorative in campo medico, dopo la sua conversione, si notò in lui una dote pastorale. Spesso scoprì che coloro che gli si rivolgevano, e che pensavano di avere problemi di natura spirituale, avevano invece problemi di natura fisica. Altre volte invece erano i pastori di chiesa che lo interpellavano esponendogli questioni che riguardavano la loro assemblea. In queste occasioni era sempre molto restio a dare consigli diretti e spesso si limitava a porre domande sulla situazione che si era creata guidando i suoi interlocutori a trovare da soli la causa del problema. La logica che Lloyd-Jones usava si rivelò, di per sé, migliore del consiglio che molte persone avrebbero desiderato udire in quanto in molti casi impararono a pensare con la loro mente. Inoltre Lloyd-Jones utilizzò spesso un “approccio medico” verso coloro che ascoltavano i suoi messaggi, come se fossero suoi pazienti.
Tra il 1924 e il 1925 gli venne chiesto di predicare in qualche chiesa, ma non si sentiva ancora pronto per quel ministero continuando quindi ad esercitare la carriera medica. L’anno seguente però decise di abbandonare la sua attività professionale per dedicarsi completamente a quella di pastore accettando l’incarico di ministro della Bethlehem Forward Movement Mission Church a Sandfields, Aberavon.
Martyn Lloyd-Jones non frequentò mai una scuola di teologia. Per lui un pastore di chiesa doveva essere essenzialmente un predicatore ed una guida spirituale con un preciso mandato divino. Non per questo disdegnava lo studio e la preparazione biblica, anzi, diversi anni dopo essere diventato pastore, fondò a Londra, insieme ad un gruppo di fratelli, una scuola di teologia tuttora esistente: il London Theological Seminary.
Nel 1927, dopo varie vicissitudini, sposò Bethan Phillips, la donna di cui era innamorato da ben nove anni.
Il suo ministero nel Galles fu rivolto alla classe operaia in quanto la chiesa era situata in una zona molto povera. Prima del suo arrivo questa comunità era nota per le sue attività sociali, ma era in realtà priva di un impatto effettivo sulla gente. Martyn Lloyd-Jones decise di annullare quelle attività in quanto fermamente convinto che il compito della chiesa fosse quello di predicare il Vangelo del Signore, di condurre anime a Cristo insegnando loro la via per conoscere Dio. Credeva che solo la predicazione avrebbe potuto riempire la chiesa di persone e che solo essa poteva dar loro ciò di cui avevano bisogno. La sua esposizione biblica non fu né emotiva né liberale, anzi essa si basò unicamente e fermamente sulla Bibbia: la Parola di Dio. Per lui, il Vangelo era la verità non perché fondato sulle “esperienze”, come sostengono alcuni, ma “sui grandi fatti eterni”.
Attraverso il suo ministero nel Galles molti fratelli capirono che la proclamazione del messaggio del Vangelo di Cristo fatta nella potenza dello Spirito dava frutti e risultati straordinari. Il “dottore” (come venne soprannominato) era convinto che l’unica cosa che poteva salvare l’uomo era l’azione sovrana di Dio, non lo sforzo umano.
La sua fama, come uomo di Dio e predicatore, si sparse molto in fretta, prima nel Galles, fino ad arrivare in America. A partire dal 1935 iniziò la sua collaborazione con l’InterVarsity Fellowship, organizzazione che tentava di unire gli studenti cristiani che frequentavano le università inglesi. Quell’anno gli venne chiesto di predicare durante la loro conferenza annuale. Subito esitò, poi accettò suscitando con il suo intervento un tale impatto tra gli studenti che nel 1939 lo elessero presidente dell’IVF. A quel tempo gli studenti evangelici erano in forte minoranza e spesso soffocati dal Movimento Cristiano Studentesco d’indirizzo liberale. Lloyd-Jones accettò la sfida e riuscì a trasformare l’IVF in modo radicale insegnando loro le dottrine basilari della Scrittura di cui erano mancanti.
La stampa gallese scrisse di lui: “E’ il più grande predicatore dai tempi del risveglio spirituale del 1904”. Umanamente parlando, tre furono i motivi del successo della sua esposizione biblica: primo, predicava a tutti, non tenendo conto della classe sociale, del sesso o dell’età di coloro che ascoltavano. Secondo, usava un linguaggio che tutti potevano comprendere. Terzo, la sua chiarezza, la sua serietà e la sua autorità obbligavano la gente ad ascoltarlo ed a prendere appunti.
Nel 1937 venne invitato a predicare a Filadelfia (U.S.A.). Tra la folla c’era anche il pastore Campbell Morgan, ministro della Westminster Chapel (Londra), il quale, dopo aver ascoltato la sua esposizione, lo invitò a fargli da assistente nella capitale del Regno Unito. Lloyd-Jones accettò l’invito solo due anni più tardi ed in seguito succedette al pastore e lì rimase fino al 1968. Durante il suo ministero la “Cappella di Westminster” (da non confondere con la chiesa anglicana di Westminster) era frequentata da 1500 credenti durante il culto della domenica mattina e da 2000 in quello della sera, spinti a partecipare agli incontri per la potenza, la chiarezza e la freschezza della sua predicazione. I sermoni erano sempre pastorali alla domenica mattina ed evangelistici alla sera. Lloyd-Jones considerava la predicazione: “sana teologia che sgorga da un uomo ripieno di fuoco spirituale”, da un uomo ripieno cioè della potenza dello Spirito Santo, chiamato da Dio ad annunciare la Verità. Secondo il suo pensiero il predicatore doveva avere il compito di far conoscere il messaggio di Dio basandosi unicamente sull’autorità e sull’ispirazione della Sua Parola, trasportando sempre l’assemblea alla presenza del Signore e all’adorazione. Egli doveva essere quindi l’ambasciatore di Dio. Predicatori, diceva, si nasce e non si diventa.
Uno degli incontri di gruppo cui partecipò, e che considerò sempre di grande importanza, fu il Westminster Ministers’ Fraternal, tra pastori di diverse chiese evangeliche che Lloyd-Jones stesso diresse per quarant’anni. Questi incontri ebbero inizio nel 1941 e solo come un piccolo studio di gruppo; poi, a partire dal 1943, divenne un organo molto più importante che coinvolgeva ogni mese 400 pastori alla Westminster Chapel. Alcuni così dissero che lui era “il pastore dei pastori” per la capacità di avvicinare, consigliare ed incoraggiare ministri provenienti da diverse denominazioni evangeliche.
Essendo innamorato dell’epoca dei Puritani, si fece promotore della Conferenza sui Puritani, la quale gli permise di parlare di due elementi che riteneva importanti per gli evangelici: la storia della Riforma ed il pensiero dei Puritani. Sosteneva che il cristiano non dovrebbe mai dimenticare i fondamenti dottrinali protestanti e che i credenti del XX secolo dovevano prendere esempio dai Puritani perché loro riuscirono a combinare insieme una sana dottrina biblica con la realtà quotidiana della vita. Per loro la verità non era qualcosa che doveva stagnare nella mente dell’uomo, ma doveva essere vissuta ogni giorno.
Il 1966 sarà ricordato per il “passaggio del Rubicone”. Il Dr. Lloyd-Jones pensò che gli evangelici non potevano più far parte di organizzazioni affiliate al Consiglio Mondiale delle Chiese (World Council of Churches). Così, il 18 ottobre 1966, approfittando della possibilità di parlare alla National Evangelical Assembly nella Westminster Central Hall, sostenne che per gli evangelici, i quali si preoccupavano maggiormente di mantenere l’integrità della loro denominazione d’appartenenza, era giunto il momento d’affrontare i problemi relativi alla dottrina della chiesa e di rispondere a questa domanda: “Qual è la vera chiesa cristiana?” Il crescere inoltre della forza e dell’influenza del movimento ecumenico rendeva il problema ancora più urgente. La sua visione era quella di chiesa evangelica unita, in cui Cristo stava al centro, mentre il denominazionalismo frenava la crescita. Considerava le divisioni tra gli evangelici una cosa di cui vergognarsi. Gli evangelici, sosteneva, possono anche non avere una visione univoca sul battesimo, sul governo della chiesa, sui doni dello Spirito e così via, ma devono essere uniti dal legame creato dal Vangelo di Cristo per rispondere “senza compromessi” alle offerte ecumeniche ingannevoli della Chiesa Cattolica. La risposta degli anglicani evangelici fu decisamente negativa, e molti non ebbero il coraggio di lasciare la propria denominazione affermando che, rimanendo al suo interno, avrebbero avuto maggiori possibilità di riformare la chiesa anglicana secondo le verità bibliche. Francis Shaeffer seppe simpatizzare con le idee del “dottore” il quale venne in seguito invitato a L’Abrì nel 1957.
Questa posizione di Lloyd-Jones decretò una perdita della sua influenza nelle “alte sfere” del mondo evangelico, ma la sua reputazione crebbe in altri luoghi grazie soprattutto ai suoi libri che venivano diffusi in tutto il mondo. La semplicità linguistica e il modo di essere diretto con coloro che lo leggevano procurò molti problemi agli editori, ma gli diede modo di raggiungere un vastissimo numero di persone, accademici e non.
Martyn Lloyd-Jones si ammalò nel 1968 e dato che il servizio di pastore alla Westminster Chapel stava diventando sempre più pesante, vide la malattia come un segno da parte di Dio che lo spingeva a ritirarsi. Dopo un periodo di ricovero in ospedale, partì per il Westminster Theological Seminary (Filadelfia, U.S.A.) tenendo una serie di lezioni sul significato della predicazione. Al suo ritorno, continuò ad essere invitato a predicare nelle chiese e alle conferenze. Dedicò il restante suo tempo alla correzione dei testi dei sermoni per la loro pubblicazione, conservando volontariamente ogni ripetizione in quanto sosteneva che le tecniche d’insegnamento utilizzate fossero più efficaci ed importanti di un stile linguistico scorrevole. I suoi sermoni sull’Epistola agli Efesini (contenuti in otto volumi), come la collana sull’Epistola ai Romani (composta finora di nove volumi), o libri come il Sermone sul Monte, Depressione Spirituale, Predicazioni e Predicatori e molti altri, ebbero un grande successo in tutto il mondo e sono tuttora ritenuti capolavori d’ispirazione e dell’arte oratoria.
Durante l’ultima parte della sua vita aiutò molti giovani pastori ad essere dei buoni predicatori della Bibbia, fornendo consigli utili per superare i loro primi ostacoli.
Nel 1979 la sua malattia lo portò a cancellare ogni impegno. L’anno seguente predicò ancora una volta, ma in giugno smise definitamente concludendo il suo mandato divino quindici anni più tardi di altri pastori suoi coetanei.
L’anno successivo rientrò in ospedale in gravi condizioni suggerendo ai medici di utilizzare su di lui una terapia moderna: la chemioterapia. Nel febbraio del 1981, il Dr. Lloyd-Jones disse alla sua famiglia di aver ormai assolto il compito della sua vita. Terminò la cura e chiese di non pregare più per la sua guarigione fisica. Morì in pace il 1 marzo 1981, di domenica.
Al funerale, che si svolse a Newcastle Emlyn nella chiesa dove suo suocero Evan Phillips predicò durante il risveglio spirituale del 1904, parteciparono più di 1.200 persone. Il mese successivo si tenne a Londra un incontro in memoria di quest’uomo di Dio a cui parteciparono 3.500 persone. Le parole che fece scrivere sulla sua tomba simboleggiano lo scopo per cui aveva vissuto: “Poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso”, 1 Corinzi 2:2.