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I
N D I C E
Uno
- Un accostamento spirituale necessario
- l'importanza dell'epistola nella
storia della chiesa - la conversione
e la preparazione di Paolo - il
falso contrasto tra i doni naturali
e lo Spirito Santo.
Due - I lettori e la loro provenienza
- le basi e il carattere della chiesa
- il motivo per scrivere: confermarli
nella verità - analisi dell'Epistola
- i capitoli da quattro a otto relativi
alla certezza della salvezza.
Tre - La centralità di Cristo
- lo schiavo legato, redento e conquistato
da Cristo - la giusta definizione
di apostolo - i suoi caratteri e
la sua autorità - la chiamata
di Paolo che è proceduta
dal Signore risorto.
Quattro - Le apostoliche qualifiche
di Paolo - la sua uguaglianza con
gli altri uomini - la sua missione
con i Gentili - la relazione tra
allora e adesso - "la successione
apostolica" - separato dal
grembo di sua madre.
Cinque - Il significato della parola
"evangelo" - la più
grande buona notizia mai udita prima
- il vangelo di Dio nelle tre Persone
- il primato del Padre - i limiti
dell'apologetica.
Sei - Il metodo usato da Paolo di
ragionare con l'Antico Testamento
- le promesse, le profezie e i tipi
- dire e pre-dire - la rivelazione
e l'ispirazione secondo Pietro -
le sante Scritture, la Parola di
Dio.
Sette - Il ritardo della venuta
di Cristo - l'uso dell'Antico Testamento
per provare la continuità
del vangelo - la vera natura della
chiesa e la dottrina del residuo
- la sufficienza, l’autorità,
l’unità, la necessità,
la consistenza delle Scritture -
la consolazione dell'Antico Testamento.
Otto - Solo Cristo il centro dell'Evangelo
- il Figlio di Dio incarnato - la
Sua vera umanità - il legame
con la profezia e in particolar
modo con la casa di Davide - l'importanza
di oggi.
Nove - Una serie di contrasti -
nato: dichiarato - debolezza: potenza
- la carne: lo spirito di santità
- il significato della resurrezione
- la presentazione del Dio-uomo
in veste di mediatore.
Dieci - La signoria di Gesù
- Gesù Cristo, il Servo unto
- profeta, sacerdote e Re - l’impossibilità
di scindere il Salvatore dal Signore
- le basi di ciò che Ź e
ciò che compie Paolo - l'ubbidienza
della fede.
Undici - Il mandato e la sottomissione
- Christmas Evans e il Sandemanianismo
- un vangelo per tutte le genti
- per amore del nome di Cristo -
glorificare Cristo con le parole,
con la vita e con la testimonianza.
Dodici - Appartenere a Gesù
Cristo - il fondamento: amati da
Dio - chiamata generale ed effettiva
- appartati da Dio e la Sua lode
- santi e santità.
Tredici - La dottrina e la pratica
- La grazia conduce alla pace con
Dio - sperimentare la pace di Dio
- dottrine implicite - una notevole
ed incoraggiante opera di Dio a
Roma.
Quattordici - Il desiderio di Paolo
di visitare Roma - rafforzare i
bambini in Cristo - la forma e la
sostanza - la vita di preghiera
di Paolo - ringraziamento per mezzo
di Cristo - un grande intercessore.
Quindici - Il desiderio, la preghiera
e la sottomissione alla volontà
di Dio - prosperare per mezzo di
Dio - gli impedimenti e la guida
- perseverare nella preghiera -
"l'uomo propone ma Dio dispone".
Sedici - L'atteggiamento di Paolo
nei confronti della sua opera -
il servizio religioso - il pericolo
di un semplice servizio esteriore
- metodi carnali e spirituali -
lo zelo carnale e la passione divina
- "Illimitato amor divino".
Diciassette - I limiti che Paolo
s'impose - le ricchezze dell'Evangelo
- la potenza e l’autorità
dello Spirito Santo - fortificare
mediante un insegnamento completo.
Diciotto - La modestia genuina di
Paolo - la vera prova di un credente
- autorità spirituale e cattolicesimo
- la chiesa intesa come comunità
- L'incoraggiamento che l'Apostolo
ha ricevuto dalla loro fede - il
pericolo dei "movimenti".
Diciannove - L'obbligo di predicare
il vangelo - la capacita di trasmettere
il vangelo - il bisogno universale
di tutte le nazioni e di ogni razza
- la capacita di Paolo di raggiungere
tutti gli uomini - tutto il vangelo
per tutto l'uomo - la costrizione.
Venti - Il metodo logico - vergognarsi
dell'Evangelo - l'offesa della croce
- un pazzo per amore di Cristo -
i falsi vangeli - il giusto motivo
per non vergognarsi - l'unica potenza
che salva.
Ventuno - La gloriosa buona notizia
- la triplice liberazione dal peccato
- riconciliazione e ristorazione
- salvezza, passata, presente e
futura - il piano di Dio
Ventidue - La potenza salvifica
di Dio - l'efficacia dell'Evangelo
- la Parola e lo Spirito - la divina
prescrizione - del giudeo prima
- la speranza per tutti.
Ventitré - Il vangelo rivelato
- il giusto accettato da Dio - rivestiti
della giustizia di Cristo - unicità
della fede cristiana - lo strumento
- Lutero e Habacuc.
I
N T R O D U Z I O N E
Sin
dalla morte di Martyn Lloyd-Jones
avvenuta nel 1981, molti lettori
delle sue esposizioni su Romani
hanno chiesto se ci sarebbero state
ulteriori pubblicazioni della medesima
serie. Questo volume vuole essere
una risposta parziale alle loro
richieste. Tutti i suoi sermoni
dell'Epistola ai Romani furono registrati
e vennero trascritti già
nel 1981. Essi arrivano fino a Romani
14:17: "Perché il regno
di Dio non consiste in vivanda né
in bevanda, ma è giustizia,
pace ed allegrezza nello Spirito".
Quando concluse la sua esposizione
con la parola "pace" una
malattia portò a termine
il suo trentennale ministero a Westminster
Chapel nel 1968, dopo di che si
dedicò molto alla redazione
della trascrizione dei sermoni ed
è nostro piacere continuare
la pubblicazione adottando gli stessi
principi che sono stati utilizzati
nei volumi precedenti.
Sono in obbligo di menzionare un
particolare. Quando il Dr. Lloyd-Jones
si occupava della pubblicazione
di un libro, toglieva tutti i riferimenti
occasionali relativi ad un determinato
luogo o ad un incontro nel quale
la conferenza veniva tenuta perché
un libro, a differenza di un sermone,
è per tutti i tempi. Adesso
noi utilizziamo lo stesso principio
omettendo parole come: "Lo
scorso lunedì", "i
giornali di ieri", etc. La
prima conferenza che tenne sul Capitolo
Uno, mostra tutta la capacità
della sua mente e il modo in cui
pensò, con la guida di Dio,
di sviluppare una serie di studi
che probabilmente fu la più
cara al suo cuore. Così noi
abbiamo lasciato tutto come dall'origine,
in maniera che coloro che non abbiano
mai sentito parlare di lui possano
ricevere qualche cosa dell'uomo
stesso, il suo entusiasmo per il
compito da svolgere, la sua lucida
mente analitica, il suo dispiacere
nel dover seguire un programma stabilito,
ma soprattutto il suo grande desiderio
di riscaldare i cuori attraverso
questa grande epistola e che Dio
venisse glorificato.
Inoltre abbiamo lasciato inalterato,
all'inizio di uno dei capitoli,
il riassunto relativo alla settimana
precedente. Coloro che lo hanno
ascoltato ricorderanno con quanta
attenzione, da buon insegnante quale
egli fu, continuava a ricordarci
le cose imparate la volta precedente.
Naturalmente le ripetizioni in un
libro non sono tanto necessarie,
anche se alcune volte le abbiamo
lasciate perché convinti
che la sintesi sia commovente quasi
quanto l'intero studio antecedente.
Siamo felici per tutto ciò
che i lettori dei libri del Dr.
Martyn Lloyd-Jones ci hanno comunicato
riguardo l'aiuto ricevuto. Chiediamo
a loro di pregare per il lavoro
di redazione avendo fiducia che
Dio continui ad usare questi libri
per il suo servizio.
Bethan
Lloyd-Jones
Ealing,
Agosto 1985
N
O T E S U L L ' A U T O R
E
David Martyn Lloyd-Jones (1899-1981 )
D.
Martyn Lloyd-Jones, secondogenito
di Henry e Magdalen, nacque nella
città di Cardiff il 20 dicembre
1899. Nel 1905 la sua famiglia si
trasferì nella piccola cittadina
di Llangeitho. Visse un’infanzia
felice; da ragazzo preferiva il
gioco del calcio ai compiti di scuola.
Nel 1909 la casa dei genitori venne
distrutta da un improvviso incendio
dal quale il piccolo Martyn riuscì
a fuggire lanciandosi da una finestra
del secondo piano. Da quella drammatica
esperienza cominciarono a cambiare
molte cose in lui: diventò
più responsabile nelle sue
azioni e più impegnato negli
studi scolastici.
Nel 1914 il lavoro del padre fallì;
i suoi genitori decisero allora
di trasferirsi a Londra. I primi
tempi nella nuova città furono
economicamente molto difficili per
la famiglia tanto che il giovane
Martyn dovette quasi abbandonare
gli studi per sopperire alle esigenze
finanziarie lavorando. Durante questo
periodo nacque in lui il desiderio
di diventare medico. All’età
di sedici anni s’iscrisse così
alla scuola di medicina presso il
St. Bartholemew’s Hospital, vicino
alla città vecchia di Londra.
L’insegnante di Martyn era il professore
più illustre di quel tempo:
Sir Thomas Horder, il medico della
Casa Reale. In seguito egli ammise
che il tipo d’insegnamento impartito
da Horder si rivelò fondamentale
per il suo futuro ministero di predicatore.
Quel luminare infatti insegnava
ai suoi studenti di raccogliere
sempre ogni elemento a loro disposizione
e di ragionare molto sui dati prima
di arrivare a stabilire la diagnosi
di una malattia. Ai giovani allievi
insegnava anche di partire sempre
dai principi senza mai saltare alle
conclusioni in modo affrettato.
Da qui deriva sicuramente la logica
dell’esposizione e dell’argomentazione
biblica di Lloyd-Jones.
Nel 1923, alla sola età di
ventitré anni, grazie ai
progressi compiuti in campo scolastico
e professionale, divenne assistente
capo dell’équipe medica del
Dr. Horder, ma, a dispetto della
carriera medica che lo stava attendendo,
il suo pensiero iniziò a
volgersi altrove. Seguendo i pazienti
aristocratici del suo insegnante,
il Dr. Lloyd-Jones venne sconvolto
dall’irreligiosità e dal
vuoto morale di molti di loro e
ciò lo rese cosciente della
realtà del peccato. Inoltre,
la triste morte del padre e poi
quella tragica e prematura del fratello
maggiore Harold, gli dettero una
coscienza di transitorietà
della vita e di conseguenza comprese
di essere una persona spiritualmente
morta davanti a Dio.
Già dalle sue prime esperienze
lavorative in campo medico, dopo
la sua conversione, si notò
in lui una dote pastorale. Spesso
scoprì che coloro che gli
si rivolgevano, e che pensavano
di avere problemi di natura spirituale,
avevano invece problemi di natura
fisica. Altre volte invece erano
i pastori di chiesa che lo interpellavano
esponendogli questioni che riguardavano
la loro assemblea. In queste occasioni
era sempre molto restio a dare consigli
diretti e spesso si limitava a porre
domande sulla situazione che si
era creata guidando i suoi interlocutori
a trovare da soli la causa del problema.
La logica che Lloyd-Jones usava
si rivelò, di per sé,
migliore del consiglio che molte
persone avrebbero desiderato udire
in quanto in molti casi impararono
a pensare con la loro mente. Inoltre
Lloyd-Jones utilizzò spesso
un “approccio medico” verso coloro
che ascoltavano i suoi messaggi,
come se fossero suoi pazienti.
Tra il 1924 e il 1925 gli venne
chiesto di predicare in qualche
chiesa, ma non si sentiva ancora
pronto per quel ministero continuando
quindi ad esercitare la carriera
medica. L’anno seguente però
decise di abbandonare la sua attività
professionale per dedicarsi completamente
a quella di pastore accettando l’incarico
di ministro della Bethlehem Forward
Movement Mission Church a Sandfields,
Aberavon.
Martyn Lloyd-Jones non frequentò
mai una scuola di teologia. Per
lui un pastore di chiesa doveva
essere essenzialmente un predicatore
ed una guida spirituale con un preciso
mandato divino. Non per questo disdegnava
lo studio e la preparazione biblica,
anzi, diversi anni dopo essere diventato
pastore, fondò a Londra,
insieme ad un gruppo di fratelli,
una scuola di teologia tuttora esistente:
il London Theological Seminary.
Nel 1927, dopo varie vicissitudini,
sposò Bethan Phillips, la
donna di cui era innamorato da ben
nove anni.
Il suo ministero nel Galles fu rivolto
alla classe operaia in quanto la
chiesa era situata in una zona molto
povera. Prima del suo arrivo questa
comunità era nota per le
sue attività sociali, ma
era in realtà priva di un
impatto effettivo sulla gente. Martyn
Lloyd-Jones decise di annullare
quelle attività in quanto
fermamente convinto che il compito
della chiesa fosse quello di predicare
il Vangelo del Signore, di condurre
anime a Cristo insegnando loro la
via per conoscere Dio. Credeva che
solo la predicazione avrebbe potuto
riempire la chiesa di persone e
che solo essa poteva dar loro ciò
di cui avevano bisogno. La sua esposizione
biblica non fu né emotiva
né liberale, anzi essa si
basò unicamente e fermamente
sulla Bibbia: la Parola di Dio.
Per lui, il Vangelo era la verità
non perché fondato sulle
“esperienze”, come sostengono alcuni,
ma “sui grandi fatti eterni”.
Attraverso il suo ministero nel
Galles molti fratelli capirono che
la proclamazione del messaggio del
Vangelo di Cristo fatta nella potenza
dello Spirito dava frutti e risultati
straordinari. Il “dottore” (come
venne soprannominato) era convinto
che l’unica cosa che poteva salvare
l’uomo era l’azione sovrana di Dio,
non lo sforzo umano.
La sua fama, come uomo di Dio e
predicatore, si sparse molto in
fretta, prima nel Galles, fino ad
arrivare in America. A partire dal
1935 iniziò la sua collaborazione
con l’InterVarsity Fellowship, organizzazione
che tentava di unire gli studenti
cristiani che frequentavano le università
inglesi. Quell’anno gli venne chiesto
di predicare durante la loro conferenza
annuale. Subito esitò, poi
accettò suscitando con il
suo intervento un tale impatto tra
gli studenti che nel 1939 lo elessero
presidente dell’IVF. A quel tempo
gli studenti evangelici erano in
forte minoranza e spesso soffocati
dal Movimento Cristiano Studentesco
d’indirizzo liberale. Lloyd-Jones
accettò la sfida e riuscì
a trasformare l’IVF in modo radicale
insegnando loro le dottrine basilari
della Scrittura di cui erano mancanti.
La stampa gallese scrisse di lui:
“E’ il più grande predicatore
dai tempi del risveglio spirituale
del 1904”. Umanamente parlando,
tre furono i motivi del successo
della sua esposizione biblica: primo,
predicava a tutti, non tenendo conto
della classe sociale, del sesso
o dell’età di coloro che
ascoltavano. Secondo, usava un linguaggio
che tutti potevano comprendere.
Terzo, la sua chiarezza, la sua
serietà e la sua autorità
obbligavano la gente ad ascoltarlo
ed a prendere appunti.
Nel 1937 venne invitato a predicare
a Filadelfia (U.S.A.). Tra la folla
c’era anche il pastore Campbell
Morgan, ministro della Westminster
Chapel (Londra), il quale, dopo
aver ascoltato la sua esposizione,
lo invitò a fargli da assistente
nella capitale del Regno Unito.
Lloyd-Jones accettò l’invito
solo due anni più tardi ed
in seguito succedette al pastore
e lì rimase fino al 1968.
Durante il suo ministero la “Cappella
di Westminster” (da non confondere
con la chiesa anglicana di Westminster)
era frequentata da 1500 credenti
durante il culto della domenica
mattina e da 2000 in quello della
sera, spinti a partecipare agli
incontri per la potenza, la chiarezza
e la freschezza della sua predicazione.
I sermoni erano sempre pastorali
alla domenica mattina ed evangelistici
alla sera. Lloyd-Jones considerava
la predicazione: “sana teologia
che sgorga da un uomo ripieno di
fuoco spirituale”, da un uomo ripieno
cioè della potenza dello
Spirito Santo, chiamato da Dio ad
annunciare la Verità. Secondo
il suo pensiero il predicatore doveva
avere il compito di far conoscere
il messaggio di Dio basandosi unicamente
sull’autorità e sull’ispirazione
della Sua Parola, trasportando sempre
l’assemblea alla presenza del Signore
e all’adorazione. Egli doveva essere
quindi l’ambasciatore di Dio. Predicatori,
diceva, si nasce e non si diventa.
Uno degli incontri di gruppo cui
partecipò, e che considerò
sempre di grande importanza, fu
il Westminster Ministers’ Fraternal,
tra pastori di diverse chiese evangeliche
che Lloyd-Jones stesso diresse per
quarant’anni. Questi incontri ebbero
inizio nel 1941 e solo come un piccolo
studio di gruppo; poi, a partire
dal 1943, divenne un organo molto
più importante che coinvolgeva
ogni mese 400 pastori alla Westminster
Chapel. Alcuni così dissero
che lui era “il pastore dei pastori”
per la capacità di avvicinare,
consigliare ed incoraggiare ministri
provenienti da diverse denominazioni
evangeliche.
Essendo innamorato dell’epoca dei
Puritani, si fece promotore della
Conferenza sui Puritani, la quale
gli permise di parlare di due elementi
che riteneva importanti per gli
evangelici: la storia della Riforma
ed il pensiero dei Puritani. Sosteneva
che il cristiano non dovrebbe mai
dimenticare i fondamenti dottrinali
protestanti e che i credenti del
XX secolo dovevano prendere esempio
dai Puritani perché loro
riuscirono a combinare insieme una
sana dottrina biblica con la realtà
quotidiana della vita. Per loro
la verità non era qualcosa
che doveva stagnare nella mente
dell’uomo, ma doveva essere vissuta
ogni giorno.
Il 1966 sarà ricordato per
il “passaggio del Rubicone”. Il
Dr. Lloyd-Jones pensò che
gli evangelici non potevano più
far parte di organizzazioni affiliate
al Consiglio Mondiale delle Chiese
(World Council of Churches). Così,
il 18 ottobre 1966, approfittando
della possibilità di parlare
alla National Evangelical Assembly
nella Westminster Central Hall,
sostenne che per gli evangelici,
i quali si preoccupavano maggiormente
di mantenere l’integrità
della loro denominazione d’appartenenza,
era giunto il momento d’affrontare
i problemi relativi alla dottrina
della chiesa e di rispondere a questa
domanda: “Qual è la vera
chiesa cristiana?” Il crescere inoltre
della forza e dell’influenza del
movimento ecumenico rendeva il problema
ancora più urgente. La sua
visione era quella di chiesa evangelica
unita, in cui Cristo stava al centro,
mentre il denominazionalismo frenava
la crescita. Considerava le divisioni
tra gli evangelici una cosa di cui
vergognarsi. Gli evangelici, sosteneva,
possono anche non avere una visione
univoca sul battesimo, sul governo
della chiesa, sui doni dello Spirito
e così via, ma devono essere
uniti dal legame creato dal Vangelo
di Cristo per rispondere “senza
compromessi” alle offerte ecumeniche
ingannevoli della Chiesa Cattolica.
La risposta degli anglicani evangelici
fu decisamente negativa, e molti
non ebbero il coraggio di lasciare
la propria denominazione affermando
che, rimanendo al suo interno, avrebbero
avuto maggiori possibilità
di riformare la chiesa anglicana
secondo le verità bibliche.
Francis Shaeffer seppe simpatizzare
con le idee del “dottore” il quale
venne in seguito invitato a L’Abrì
nel 1957.
Questa posizione di Lloyd-Jones
decretò una perdita della
sua influenza nelle “alte sfere”
del mondo evangelico, ma la sua
reputazione crebbe in altri luoghi
grazie soprattutto ai suoi libri
che venivano diffusi in tutto il
mondo. La semplicità linguistica
e il modo di essere diretto con
coloro che lo leggevano procurò
molti problemi agli editori, ma
gli diede modo di raggiungere un
vastissimo numero di persone, accademici
e non.
Martyn Lloyd-Jones si ammalò
nel 1968 e dato che il servizio
di pastore alla Westminster Chapel
stava diventando sempre più
pesante, vide la malattia come un
segno da parte di Dio che lo spingeva
a ritirarsi. Dopo un periodo di
ricovero in ospedale, partì
per il Westminster Theological Seminary
(Filadelfia, U.S.A.) tenendo una
serie di lezioni sul significato
della predicazione. Al suo ritorno,
continuò ad essere invitato
a predicare nelle chiese e alle
conferenze. Dedicò il restante
suo tempo alla correzione dei testi
dei sermoni per la loro pubblicazione,
conservando volontariamente ogni
ripetizione in quanto sosteneva
che le tecniche d’insegnamento utilizzate
fossero più efficaci ed importanti
di un stile linguistico scorrevole.
I suoi sermoni sull’Epistola agli
Efesini (contenuti in otto volumi),
come la collana sull’Epistola ai
Romani (composta finora di nove
volumi), o libri come il Sermone
sul Monte, Depressione Spirituale,
Predicazioni e Predicatori e molti
altri, ebbero un grande successo
in tutto il mondo e sono tuttora
ritenuti capolavori d’ispirazione
e dell’arte oratoria.
Durante l’ultima parte della sua
vita aiutò molti giovani
pastori ad essere dei buoni predicatori
della Bibbia, fornendo consigli
utili per superare i loro primi
ostacoli.
Nel 1979 la sua malattia lo portò
a cancellare ogni impegno. L’anno
seguente predicò ancora una
volta, ma in giugno smise definitamente
concludendo il suo mandato divino
quindici anni più tardi di
altri pastori suoi coetanei.
L’anno successivo rientrò
in ospedale in gravi condizioni
suggerendo ai medici di utilizzare
su di lui una terapia moderna: la
chemioterapia. Nel febbraio del
1981, il Dr. Lloyd-Jones disse alla
sua famiglia di aver ormai assolto
il compito della sua vita. Terminò
la cura e chiese di non pregare
più per la sua guarigione
fisica. Morì in pace il 1
marzo 1981, di domenica.
Al funerale, che si svolse a Newcastle
Emlyn nella chiesa dove suo suocero
Evan Phillips predicò durante
il risveglio spirituale del 1904,
parteciparono più di 1.200
persone. Il mese successivo si tenne
a Londra un incontro in memoria
di quest’uomo di Dio a cui parteciparono
3.500 persone. Le parole che fece
scrivere sulla sua tomba simboleggiano
lo scopo per cui aveva vissuto:
“Poiché mi proposi di non
sapere altro fra voi, fuorché
Gesù Cristo e lui crocifisso”,
1 Corinzi 2:2.
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