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I
N D I C E
Introduzione
1.
Gettare le fondamenta - Dichiarazione
relativa al tema principale: la
giustificazione - l’empietà
e l’ingiustizia - L’ira di Dio sui
Giudei e sui Gentili - ogni bocca
turata - la funzione della legge
2.
Il punto di svolta - “Ora però”
- L’unica via di salvezza - “ora
però” nella nostra esperienza
e storia - l’analisi dei versetti
dal 21 al 31 - il Vangelo di Dio
- la preparazione dell’Antico Testamento
3.
Qualcosa di più del perdono
- L’evento storico fondamentale
della venuta di Cristo - una giustizia
positiva - non per l’osservanza
della legge, ma per fede - acquistato
da Cristo - il bisogno di tutti
4.
Gratuitamente per sola grazia -
La centralità della giustificazione
- grazia gratuita - il prezzo di
riscatto e la schiavitù del
peccato - insegnata da Cristo e
dagli apostoli
5.
Propiziazione - La dottrina di base
dell’espiazione - il significato
di “propiziazione” - le traduzioni
moderne ed il loro rinnegamento
- “ira”, un argomento vitale - liberazione
attuata dalla parte offesa
6.
Il sangue di Gesù Cristo
- Un’altra parola essenziale - odiata
e fraintesa - interpretazioni vere
e false - la morte in sacrificio
- il sostituto - il nuovo patto
7.
La vendetta di Dio - La riconciliazione
dell’amore eterno e della giustizia
eterna - remissione e omissione
la pazienza divina - il peccato
concepito per essere condannato
- la croce che dichiara l’amore
e la giustizia di Dio
8.
Il vanto escluso - La necessità
di discutere, in particolar modo
la polemica - la prima deduzione
tratta dal vangelo - il vanto escluso
- la fede non è un’opera
- Paolo e Giacomo
9.
Distinzioni abolite - La seconda
deduzione - nessuna differenza tra
Giudei e Gentili nella salvezza
- “per mezzo” e “per” - nessun compromesso
con le altre religioni - il vangelo
la sola base per la comunione
10.
La legge confermata - Terza deduzione
- il significato della “legge” -
rigettare insegnamenti errati -
sette modi con cui il vangelo, in
particolar modo la croce, onora
la legge - conclusione del Capitolo
Tre - i motivi del rifiuto moderno
di questo insegnamento
11.
Abrahamo giustificato per fede -
Dubbi sul caso di Abrahamo - un
patto della grazia per tutte le
età - Abrahamo non poteva
vantarsi - l’esposizione di Genesi
15:16 - il significato della “fede”
e del termine “imputare”
12.
Giustificare l’empio - Grazia e
debito - giustificare l’empio -
la veste di giustizia - l’esperienza
di Davide nel Salmo 32 - la salvezza
tutta nella mani di Dio – la prova
acida
13.
Sola fede - Altre due obiezioni
a cui viene data risposta - fede
e circoncisione - il sigillo della
giustificazione - fede e legge -
legge e promessa - “la discendenza”
14.
Una salvezza garantita da una grazia
onnipotente - La natura della legge
è contraria alla promessa
- grazia e fede insieme - la salvezza
per tutta la “discendenza, siano
essi Giudei che Gentili” - la salvezza
sicura poiché è per
grazia di Dio
15.
La natura della fede - Un’illustrazione
della fede - gli elementi della
vera fede, in ogni applicazione
- le finalità della fede
di Abrahamo - fortificato nella
fede
16.
Una fede alla gloria di Dio - La
fede glorifica Dio nel Suo essere
e nei Suoi attributi - la fede debole
è una fede genuina - la differenza
tra conoscenza e pratica - fede
distinta dalla temerarietà
- il modo di ottenere una fede forte
17.
Risuscitato per la nostra giustificazione
- La fede di Abrahamo applicata
a noi - Dio, centro della fede -
il significato della risurrezione
di Cristo - il modo in cui la risurrezione
giustifica - l’applicazione pratica
del paragone con Abrahamo.
I
N T R O D U Z I O N E
Questo
volume è formato da una serie
di sermoni predicati regolarmente
ogni Venerdì sera nella chiesa
di Westminster Chapel a Londra.
Questi incontri si svolsero ogni
anno a partire dal mese di Ottobre
sino alla fine di Maggio, escluse
le vacanze natalizie e pasquali.
La serie sull’Epistola ai Romani
iniziò nel mese di Ottobre
del 1955 e terminò nel Marzo
del 1968 al capitolo 14:17.
Ci sono alcuni aspetti su cui vorrei
richiamare la vostra attenzione
spiegandoli.
Il 3° volume rappresenta il
“cuore” dell’Epistola ai Romani.
Non che i precedenti brani siano
meno importanti, anzi al Capitolo
Uno ho cercato di spiegare che la
sezione di apertura della Lettera
è fondamentale per comprendere
la dottrina della giustificazione
per fede. Tuttavia i fatti cruciali
così come le difficoltà
sorgono proprio nel punto in cui
ha inizio il presente volume. Perciò
sin dalle prime fasi ho ritenuto
opportuno fare un riassunto dei
2 capitoli e mezzo precedenti affin
di poter accedere in modo diretto
alle grandi dottrine della giustificazione
per fede e dell’espiazione.
I sermoni contenuti in questo volume,
a parte il primo, furono predicati
durante i venerdì sera nel
periodo di tempo che va dal Febbraio
all’Ottobre del 1957. Ciò
mi obbliga a dire qualcosa sulla
loro forma. Queste predicazioni
sono sermoni espositivi che a parte
piccole correzioni ed aggiustamenti
vari vennero predicati così
come sono stati stampati. Non sono
quindi delle lezioni né dei
commenti versetto per versetto o
pagina dopo pagina, ma sono esposizioni
aventi forma di sermoni. Questa
è stata sempre la mia visione
circa il modo in cui la Scrittura
dovrebbe essere esposta.
I commentari sono un grande aiuto
perché ci fanno raggiungere
la corretta verità di un
testo, tuttavia non possono essere
altro che un’impalcatura utile per
la costruzione di una casa. Per
di più, è essenziale
comprendere che un’Epistola come
questa è solo il sunto di
ciò che l’Apostolo Paolo
predicava come spiega al capitolo
1, versetti 11-15. Egli scrisse
l’Epistola perché non gli
era possibile visitare quei credenti
a Roma. Poiché si tratta
di una sinossi, se fosse potuto
stare con loro non avrebbe detto
solo ciò che riportò
nella Lettera. Avrebbe predicato
un’infinita serie di sermoni come
era solito fare quotidianamente
presso la scuola di Tiranno (Atti
19:9) dove spesso andava oltre la
mezzanotte (Atti 20:7). Il compito
del predicatore e dell’insegnante
della Bibbia è quello di
aprire ed esporre ciò che
qui ci viene trasmesso dall’Apostolo
in forma succinta.
Ma non solo, dobbiamo sempre ricordare
che la Verità di Dio, anche
se è principalmente per la
mente, è stata voluta anche
per impadronirsi ed influenzare
tutta la persona. La Verità
deve essere sempre applicata ed
affrontare un brano della Scrittura
nello stesso modo in cui ci si può
avvicinare a Shakespeare in maniera
puramente intellettuale ed analitica,
significa abusare di essa. Le persone
si lamentano spesso dei commentari
definendoli “aridi come la polvere”.
Se così è allora c’è
un problema molto serio. Qualunque
esposizione del “glorioso evangelo
del benedetto Iddio” non dovrebbe
mai produrre tale impressione. E’
mia ferma convinzione che abbiamo
troppi commentari e troppi studi
minuscoli delle Scritture. Il più
grande bisogno di oggi è
il ritorno ad una predicazione di
tipo espositiva. Questo è
ciò che accadde al tempo
della Riforma, del risveglio Puritano
e del Risveglio Evangelico del 18°
secolo. Solo quando ritorneremo
a quei metodi sapremo mostrare alla
gente la grandezza, la gloria e
la maestà delle Scritture
e del loro messaggio.
Ciò ovviamente comporta molte
ripetizioni. L’Apostolo stesso,
come ho sottolineato in molti di
questi sermoni, si ripeteva frequentemente
e si dilettava veramente nel farlo.
Era così toccato dai molti
aspetti della Verità tanto
da riprenderli più volte.
Da qui deduciamo quindi che c’è
qualcosa che manca nella condizione
del cristiano che afferma: “Oh sì,
lo so bene, mi è già
capitato diverse volte di considerarlo”,
e che desidera passare oltre verso
qualcosa di nuovo. Questa era la
mentalità degli ateniesi
(Atti 17 :21) e, ahimè,
anche oggi esiste lo stesso problema.
Io ho cercato di seguire il metodo
apostolico e nulla mi ha donato
maggiore gioia ed incoraggiamento
mentre esponevo questi sermoni del
fatto che circa 1.000 o 1.200 persone
frequentavano in modo regolare le
nostre riunioni benché ognuna
di esse durasse circa quarantacinque
minuti.
La mia speranza è che questo
volume e che quelli che un giorno
seguiranno, a Dio piacendo, non
solo aiutino i cristiani a comprendere
maggiormente le grandi dottrine
centrali della nostra Fede, ma che
esse li riempiano “di gioia ineffabile
e gloriosa” e li spingano nella
condizione di essere “perdutamente
meravigliati, innamorati ed in adorazione”.
Questi sermoni possono essere stampati
grazie all’apporto prezioso della
Signora E. Burney che durante tutti
questi anni ha dattiloscritto i
sermoni dalle audio cassette. Colgo
l’occasione per ringraziarla.
Anche S. M. Houghton mi ha risparmiato
innumerevoli guai aiutandomi nella
correzione dei testi destinati alla
pubblicazione. Il mio lavoro sui
testi dattiloscritti è stato
fatto principalmente a Cincinnati,
in Ohio, negli USA, durante l’estate
del 1969 dove io e mia moglie abbiamo
potuto godere della comunione dei
coniugi A. M. Kinney i quali sono
conosciuti in tutta l’America per
il loro zelo nell’opera del Signore.
Come sempre, il più grande
aiuto ed incoraggiamento sono giunti
da colei che è “il mio critico
migliore”.
Luglio
1970 D. Martyn Lloyd-Jones
N
O T E S U L L ' A U T O R
E
David Martyn Lloyd-Jones (1899-1981 )
D.
Martyn Lloyd-Jones, secondogenito
di Henry e Magdalen, nacque nella
città di Cardiff il 20 dicembre
1899. Nel 1905 la sua famiglia si
trasferì nella piccola cittadina
di Llangeitho. Visse un’infanzia
felice; da ragazzo preferiva il
gioco del calcio ai compiti di scuola.
Nel 1909 la casa dei genitori venne
distrutta da un improvviso incendio
dal quale il piccolo Martyn riuscì
a fuggire lanciandosi da una finestra
del secondo piano. Da quella drammatica
esperienza cominciarono a cambiare
molte cose in lui: diventò
più responsabile nelle sue
azioni e più impegnato negli
studi scolastici.
Nel 1914 il lavoro del padre fallì;
i suoi genitori decisero allora
di trasferirsi a Londra. I primi
tempi nella nuova città furono
economicamente molto difficili per
la famiglia tanto che il giovane
Martyn dovette quasi abbandonare
gli studi per sopperire alle esigenze
finanziarie lavorando. Durante questo
periodo nacque in lui il desiderio
di diventare medico. All’età
di sedici anni s’iscrisse così
alla scuola di medicina presso il
St. Bartholemew’s Hospital, vicino
alla città vecchia di Londra.
L’insegnante di Martyn era il professore
più illustre di quel tempo:
Sir Thomas Horder, il medico della
Casa Reale. In seguito egli ammise
che il tipo d’insegnamento impartito
da Horder si rivelò fondamentale
per il suo futuro ministero di predicatore.
Quel luminare infatti insegnava
ai suoi studenti di raccogliere
sempre ogni elemento a loro disposizione
e di ragionare molto sui dati prima
di arrivare a stabilire la diagnosi
di una malattia. Ai giovani allievi
insegnava anche di partire sempre
dai principi senza mai saltare alle
conclusioni in modo affrettato.
Da qui deriva sicuramente la logica
dell’esposizione e dell’argomentazione
biblica di Lloyd-Jones.
Nel 1923, alla sola età di
ventitré anni, grazie ai
progressi compiuti in campo scolastico
e professionale, divenne assistente
capo dell’équipe medica del
Dr. Horder, ma, a dispetto della
carriera medica che lo stava attendendo,
il suo pensiero iniziò a
volgersi altrove. Seguendo i pazienti
aristocratici del suo insegnante,
il Dr. Lloyd-Jones venne sconvolto
dall’irreligiosità e dal
vuoto morale di molti di loro e
ciò lo rese cosciente della
realtà del peccato. Inoltre,
la triste morte del padre e poi
quella tragica e prematura del fratello
maggiore Harold, gli dettero una
coscienza di transitorietà
della vita e di conseguenza comprese
di essere una persona spiritualmente
morta davanti a Dio.
Già dalle sue prime esperienze
lavorative in campo medico, dopo
la sua conversione, si notò
in lui una dote pastorale. Spesso
scoprì che coloro che gli
si rivolgevano, e che pensavano
di avere problemi di natura spirituale,
avevano invece problemi di natura
fisica. Altre volte invece erano
i pastori di chiesa che lo interpellavano
esponendogli questioni che riguardavano
la loro assemblea. In queste occasioni
era sempre molto restio a dare consigli
diretti e spesso si limitava a porre
domande sulla situazione che si
era creata guidando i suoi interlocutori
a trovare da soli la causa del problema.
La logica che Lloyd-Jones usava
si rivelò, di per sé,
migliore del consiglio che molte
persone avrebbero desiderato udire
in quanto in molti casi impararono
a pensare con la loro mente. Inoltre
Lloyd-Jones utilizzò spesso
un “approccio medico” verso coloro
che ascoltavano i suoi messaggi,
come se fossero suoi pazienti.
Tra il 1924 e il 1925 gli venne
chiesto di predicare in qualche
chiesa, ma non si sentiva ancora
pronto per quel ministero continuando
quindi ad esercitare la carriera
medica. L’anno seguente però
decise di abbandonare la sua attività
professionale per dedicarsi completamente
a quella di pastore accettando l’incarico
di ministro della Bethlehem Forward
Movement Mission Church a Sandfields,
Aberavon.
Martyn Lloyd-Jones non frequentò
mai una scuola di teologia. Per
lui un pastore di chiesa doveva
essere essenzialmente un predicatore
ed una guida spirituale con un preciso
mandato divino. Non per questo disdegnava
lo studio e la preparazione biblica,
anzi, diversi anni dopo essere diventato
pastore, fondò a Londra,
insieme ad un gruppo di fratelli,
una scuola di teologia tuttora esistente:
il London Theological Seminary.
Nel 1927, dopo varie vicissitudini,
sposò Bethan Phillips, la
donna di cui era innamorato da ben
nove anni.
Il suo ministero nel Galles fu rivolto
alla classe operaia in quanto la
chiesa era situata in una zona molto
povera. Prima del suo arrivo questa
comunità era nota per le
sue attività sociali, ma
era in realtà priva di un
impatto effettivo sulla gente. Martyn
Lloyd-Jones decise di annullare
quelle attività in quanto
fermamente convinto che il compito
della chiesa fosse quello di predicare
il Vangelo del Signore, di condurre
anime a Cristo insegnando loro la
via per conoscere Dio. Credeva che
solo la predicazione avrebbe potuto
riempire la chiesa di persone e
che solo essa poteva dar loro ciò
di cui avevano bisogno. La sua esposizione
biblica non fu né emotiva
né liberale, anzi essa si
basò unicamente e fermamente
sulla Bibbia: la Parola di Dio.
Per lui, il Vangelo era la verità
non perché fondato sulle
“esperienze”, come sostengono alcuni,
ma “sui grandi fatti eterni”.
Attraverso il suo ministero nel
Galles molti fratelli capirono che
la proclamazione del messaggio del
Vangelo di Cristo fatta nella potenza
dello Spirito dava frutti e risultati
straordinari. Il “dottore” (come
venne soprannominato) era convinto
che l’unica cosa che poteva salvare
l’uomo era l’azione sovrana di Dio,
non lo sforzo umano.
La sua fama, come uomo di Dio e
predicatore, si sparse molto in
fretta, prima nel Galles, fino ad
arrivare in America. A partire dal
1935 iniziò la sua collaborazione
con l’InterVarsity Fellowship, organizzazione
che tentava di unire gli studenti
cristiani che frequentavano le università
inglesi. Quell’anno gli venne chiesto
di predicare durante la loro conferenza
annuale. Subito esitò, poi
accettò suscitando con il
suo intervento un tale impatto tra
gli studenti che nel 1939 lo elessero
presidente dell’IVF. A quel tempo
gli studenti evangelici erano in
forte minoranza e spesso soffocati
dal Movimento Cristiano Studentesco
d’indirizzo liberale. Lloyd-Jones
accettò la sfida e riuscì
a trasformare l’IVF in modo radicale
insegnando loro le dottrine basilari
della Scrittura di cui erano mancanti.
La stampa gallese scrisse di lui:
“E’ il più grande predicatore
dai tempi del risveglio spirituale
del 1904”. Umanamente parlando,
tre furono i motivi del successo
della sua esposizione biblica: primo,
predicava a tutti, non tenendo conto
della classe sociale, del sesso
o dell’età di coloro che
ascoltavano. Secondo, usava un linguaggio
che tutti potevano comprendere.
Terzo, la sua chiarezza, la sua
serietà e la sua autorità
obbligavano la gente ad ascoltarlo
ed a prendere appunti.
Nel 1937 venne invitato a predicare
a Filadelfia (U.S.A.). Tra la folla
c’era anche il pastore Campbell
Morgan, ministro della Westminster
Chapel (Londra), il quale, dopo
aver ascoltato la sua esposizione,
lo invitò a fargli da assistente
nella capitale del Regno Unito.
Lloyd-Jones accettò l’invito
solo due anni più tardi ed
in seguito succedette al pastore
e lì rimase fino al 1968.
Durante il suo ministero la “Cappella
di Westminster” (da non confondere
con la chiesa anglicana di Westminster)
era frequentata da 1500 credenti
durante il culto della domenica
mattina e da 2000 in quello della
sera, spinti a partecipare agli
incontri per la potenza, la chiarezza
e la freschezza della sua predicazione.
I sermoni erano sempre pastorali
alla domenica mattina ed evangelistici
alla sera. Lloyd-Jones considerava
la predicazione: “sana teologia
che sgorga da un uomo ripieno di
fuoco spirituale”, da un uomo ripieno
cioè della potenza dello
Spirito Santo, chiamato da Dio ad
annunciare la Verità. Secondo
il suo pensiero il predicatore doveva
avere il compito di far conoscere
il messaggio di Dio basandosi unicamente
sull’autorità e sull’ispirazione
della Sua Parola, trasportando sempre
l’assemblea alla presenza del Signore
e all’adorazione. Egli doveva essere
quindi l’ambasciatore di Dio. Predicatori,
diceva, si nasce e non si diventa.
Uno degli incontri di gruppo cui
partecipò, e che considerò
sempre di grande importanza, fu
il Westminster Ministers’ Fraternal,
tra pastori di diverse chiese evangeliche
che Lloyd-Jones stesso diresse per
quarant’anni. Questi incontri ebbero
inizio nel 1941 e solo come un piccolo
studio di gruppo; poi, a partire
dal 1943, divenne un organo molto
più importante che coinvolgeva
ogni mese 400 pastori alla Westminster
Chapel. Alcuni così dissero
che lui era “il pastore dei pastori”
per la capacità di avvicinare,
consigliare ed incoraggiare ministri
provenienti da diverse denominazioni
evangeliche.
Essendo innamorato dell’epoca dei
Puritani, si fece promotore della
Conferenza sui Puritani, la quale
gli permise di parlare di due elementi
che riteneva importanti per gli
evangelici: la storia della Riforma
ed il pensiero dei Puritani. Sosteneva
che il cristiano non dovrebbe mai
dimenticare i fondamenti dottrinali
protestanti e che i credenti del
XX secolo dovevano prendere esempio
dai Puritani perché loro
riuscirono a combinare insieme una
sana dottrina biblica con la realtà
quotidiana della vita. Per loro
la verità non era qualcosa
che doveva stagnare nella mente
dell’uomo, ma doveva essere vissuta
ogni giorno.
Il 1966 sarà ricordato per
il “passaggio del Rubicone”. Il
Dr. Lloyd-Jones pensò che
gli evangelici non potevano più
far parte di organizzazioni affiliate
al Consiglio Mondiale delle Chiese
(World Council of Churches). Così,
il 18 ottobre 1966, approfittando
della possibilità di parlare
alla National Evangelical Assembly
nella Westminster Central Hall,
sostenne che per gli evangelici,
i quali si preoccupavano maggiormente
di mantenere l’integrità
della loro denominazione d’appartenenza,
era giunto il momento d’affrontare
i problemi relativi alla dottrina
della chiesa e di rispondere a questa
domanda: “Qual è la vera
chiesa cristiana?” Il crescere inoltre
della forza e dell’influenza del
movimento ecumenico rendeva il problema
ancora più urgente. La sua
visione era quella di chiesa evangelica
unita, in cui Cristo stava al centro,
mentre il denominazionalismo frenava
la crescita. Considerava le divisioni
tra gli evangelici una cosa di cui
vergognarsi. Gli evangelici, sosteneva,
possono anche non avere una visione
univoca sul battesimo, sul governo
della chiesa, sui doni dello Spirito
e così via, ma devono essere
uniti dal legame creato dal Vangelo
di Cristo per rispondere “senza
compromessi” alle offerte ecumeniche
ingannevoli della Chiesa Cattolica.
La risposta degli anglicani evangelici
fu decisamente negativa, e molti
non ebbero il coraggio di lasciare
la propria denominazione affermando
che, rimanendo al suo interno, avrebbero
avuto maggiori possibilità
di riformare la chiesa anglicana
secondo le verità bibliche.
Francis Shaeffer seppe simpatizzare
con le idee del “dottore” il quale
venne in seguito invitato a L’Abrì
nel 1957.
Questa posizione di Lloyd-Jones
decretò una perdita della
sua influenza nelle “alte sfere”
del mondo evangelico, ma la sua
reputazione crebbe in altri luoghi
grazie soprattutto ai suoi libri
che venivano diffusi in tutto il
mondo. La semplicità linguistica
e il modo di essere diretto con
coloro che lo leggevano procurò
molti problemi agli editori, ma
gli diede modo di raggiungere un
vastissimo numero di persone, accademici
e non.
Martyn Lloyd-Jones si ammalò
nel 1968 e dato che il servizio
di pastore alla Westminster Chapel
stava diventando sempre più
pesante, vide la malattia come un
segno da parte di Dio che lo spingeva
a ritirarsi. Dopo un periodo di
ricovero in ospedale, partì
per il Westminster Theological Seminary
(Filadelfia, U.S.A.) tenendo una
serie di lezioni sul significato
della predicazione. Al suo ritorno,
continuò ad essere invitato
a predicare nelle chiese e alle
conferenze. Dedicò il restante
suo tempo alla correzione dei testi
dei sermoni per la loro pubblicazione,
conservando volontariamente ogni
ripetizione in quanto sosteneva
che le tecniche d’insegnamento utilizzate
fossero più efficaci ed importanti
di un stile linguistico scorrevole.
I suoi sermoni sull’Epistola agli
Efesini (contenuti in otto volumi),
come la collana sull’Epistola ai
Romani (composta finora di nove
volumi), o libri come il Sermone
sul Monte, Depressione Spirituale,
Predicazioni e Predicatori e molti
altri, ebbero un grande successo
in tutto il mondo e sono tuttora
ritenuti capolavori d’ispirazione
e dell’arte oratoria.
Durante l’ultima parte della sua
vita aiutò molti giovani
pastori ad essere dei buoni predicatori
della Bibbia, fornendo consigli
utili per superare i loro primi
ostacoli.
Nel 1979 la sua malattia lo portò
a cancellare ogni impegno. L’anno
seguente predicò ancora una
volta, ma in giugno smise definitamente
concludendo il suo mandato divino
quindici anni più tardi di
altri pastori suoi coetanei.
L’anno successivo rientrò
in ospedale in gravi condizioni
suggerendo ai medici di utilizzare
su di lui una terapia moderna: la
chemioterapia. Nel febbraio del
1981, il Dr. Lloyd-Jones disse alla
sua famiglia di aver ormai assolto
il compito della sua vita. Terminò
la cura e chiese di non pregare
più per la sua guarigione
fisica. Morì in pace il 1
marzo 1981, di domenica.
Al funerale, che si svolse a Newcastle
Emlyn nella chiesa dove suo suocero
Evan Phillips predicò durante
il risveglio spirituale del 1904,
parteciparono più di 1.200
persone. Il mese successivo si tenne
a Londra un incontro in memoria
di quest’uomo di Dio a cui parteciparono
3.500 persone. Le parole che fece
scrivere sulla sua tomba simboleggiano
lo scopo per cui aveva vissuto:
“Poiché mi proposi di non
sapere altro fra voi, fuorché
Gesù Cristo e lui crocifisso”,
1 Corinzi 2:2.
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