


| La saggezza dei nostri antenati spirituali - Francesco Turettini |
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La saggezza dei nostri antenati spirituali (da una predicazione di Francesco Turrettini (1623-1687) “Non è solo nei confronti dei singoli credenti che questa verità può essere riconosciuta, ma anche nei confronti della Chiesa, della quale Dio ha voluto sempre avere un’attenzione particolare. È Lui che ne ha posto il fondamento nel suo disegno eterno, prima ancora di porre i fondamenti del mondo. È anche Lui che l’ha sempre protetta e difesa contro le potenze dell’inferno. Considerate l’Egitto, Babilonia e tutte le altre persecuzioni in cui la chiesa è passata. Chi l’ha difesa in questa triste condizione in cui sembrava assolutamente senza speranza e risorsa? Non è il Signore che l’ha sostenuta con il suo braccio potente e che l’ha fatta sussistere per miracolo, come l’arca in mezzo al diluvio e come il pruno ardente il mezzo alle fiamme? E se osserviamo la Chiesa del Nuovo Testamento, non dobbiamo riconoscere ancora più visibilmente la stessa assistenza, in tutte le lotte e nelle violente persecuzioni che ha dovuto soffrire, prima da parte dei Giudei, poi sotto gli imperatori pagani, dagli eretici, ed infine dall’Anticristo e dall’uomo del peccato? Come poté sussistere in queste orribili sofferenze, se Dio non si fosse curato di lei? Deve essere questa mano onnipotente e questo braccio eterno che l’ha difesa, perché dal braccio umano lei non ha ricevuto altro che delusione, quando vi si è appoggiata; era come una canna rotta che invece di sostenerla, le ha ferito la mano, al punto che dobbiamo dire a questo riguardo come Zaccaria: “Non per potenza né per forza, ma per il mio Spirito” (4:6). La Chiesa ha retto fino ad oggi, e sempre reggerà, perché Dio ha promesso di averne cura. Ascoltate come ne parla Isaia: “Ma Sion ha detto: ‘L'Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato’. ‘Può una donna dimenticare il bambino lattante e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse dovessero dimenticare, io non ti dimenticherò’… dice l’Eterno” (Isa 49:14-15). Ma voi forse direte, fratelli miei, come può l’apostolo assicurarci che Dio ha cura di noi, visto che spesso lascia che la sua Chiesa e i suoi fedeli siano esposti a grandi persecuzioni e ridotti in necessità estreme? Come può averne cura, se permette che la verga della malvagità ricada su molti giusti? Come, quando li affligge e quando li castiga così duramente? A queste domande rispondo che Dio, malgrado ciò, non manca di averne cura, al punto che i castighi che manda loro non sono segni del suo abbandono o della sua ira, ma piuttosto testimonianze del suo amore e prove certe delle sue cure paterne. Egli non vuole lasciarci senza disciplina, come figli bastardi, ma vuole correggerci per farci partecipi della sua santità. Paolo afferma: “Il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce” (Ebr 12:6). Quando un viticoltore pota la sua vigna, sembra che la guasti, e che voglia farla morire; tuttavia è allora che la coltiva di più e che ne prende cura per farla fruttare. Quando l’orafo mette l’oro nel crogiolo, sembra che si proponga di consumarlo ed invece vuole provarlo ed epurarlo delle sue impurità, perché diventi più splendente. Quando un contadino colpisce con il flagello il grano, sembra che voglia spezzarlo, ma in realtà vuole pulirlo della paglia e della pula. Così quando il vignaiolo celeste viene a potare la sua vigna mistica con l’accetta delle afflizioni, quando il divino Maestro getta la nostra fede più preziosa dell’oro nel crogiolo della sofferenza, quando ci colpisce con il flagello dei suoi castighi, si direbbe in apparenza che ci affligga e che ci faccia perire. Ma in realtà questa è una testimonianza del suo amore, visto che ha cura di noi per epurarci delle nostre impurità e della nostra paglia e per farci produrre del frutto. E più ci visita, più è vicino a noi. Non ci manda mai delle tentazioni senza darcene il modo per uscirne e di poterle sopportare, non si irrita mai contro di noi perché, nel momento della sua ira, si ricorda sempre di avere compassione. Ammetto che talvolta sembra che Dio si ritiri da noi e che ci abbandoni, quando non risponde subito alle nostre preghiere e quando ci lascia sotto il giogo della croce. Ma ciò non vuol dire che Egli dimentichi le sue promesse e la nostra necessità. È un mistero della sua saggezza adorabile che utilizza per risvegliare il nostro zelo, per provare la nostra fiducia e per riaccendere l’ardore delle nostre preghiere, come fece con la donna cananea e con l’apostolo Paolo. Egli si ritira per indurci a seguirlo, tace affinché parliamo, si nasconde per farsi cercare da noi; finge di passare oltre per indurci a fare una santa violenza per trattenerlo… Non smette mai di prendersi cura di noi, al contrario, considera i suoi figli come la pupilla del suo occhio e se qualcuno li tocca o li perseguita, afferma dal cielo che stanno perseguitando Lui. Se talvolta sembra rimandare il suo aiuto, ciò non è un segno di dimenticanza ma di saggezza, visto che Egli conosce meglio di noi i tempi ed i momenti in cui è bene venire a liberarci”.
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