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La base dell'unità cristiana PDF Stampa E-mail

Prodotto 11 La base dell Unità cristiana Prezzo/Unità 7.50 EUR Q.tà

 

LA BASE DELL'UNITÀ CRISTIANA

Martyn Lloyd-Jones
pag. 57 - Euro 7,50



 


I N D I C E
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Introduzione

1. Alcune opinioni oggi diffuse
2. I limiti di questo studio

Capitolo I
L'insegnamento contenuto in Giovanni 17
I. Analisi del contesto
II. Principi dell'unità
a. Il ristretto cerchio di coloro che questa unità riguarda
b. L'origine dell'unità
c. La natura dell'unità
III. Riassunto

Capitolo II
L'insegnamento contenuto in Efesini 4
I. La comunione viene prima della dottrina, o viceversa?
II. Il contesto di Efesini 4
III. Riassunto di Efesini 1 a 3
aA. Capitolo 1
b. Capitolo 2
c. Capitolo 3
IV. L'unità di tutti coloro che sono "in Cristo"
V. La natura dell'unità spirituale
a. "Un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza..."
b. "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo"
c. "Un solo Dio e Padre di tutti"
VI. I doni di Dio alla Chiesa
VII. Il cuore del problema
a. L’unità e la fede secondo Efesini 4
b. L'insegnamento del Nuovo Testamento sulla maturità
VIII. I pericoli della falsa dottrina
IX. Verità e amore


Capitolo III
Conferme tratte dal Nuovo Testamento
I. Le cause di disunione o separazione
II. La dottrina può essere definita
III. Condanna della falsa dottrina

Capitolo IV
Conclusioni
I. L'unità - una conseguenza
II. Primato della dottrina
III. Primato della verità sulle istituzioni e sulle tradizioni
IV. Rigenerazione e fede - fondamenti dell'unità
V. L'unità fondata su altri principi - una frode
VI. La denuncia dell'errore - un imperativo
VII. L'accordo sulle verità fondamentali - condizione obbligatoria di qualsiasi dialogo
VIII. La grandezza numerica di fronte al concetto biblico della vera potenza
IX. La fedeltà alla verità - il solo terreno del Risveglio

I N T R O D U Z I O N E
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In tutti i settori e frazionamenti della Chiesa Cristiana nessun problema ai nostri giorni preoccupa tanto gli spiriti quanto quello dell’unità della Chiesa. Questo tema ritorna di frequente negli scritti, nelle conversazioni e nei sermoni. Evidentemente siamo tutti d’accordo sul fatto che la Chiesa Cristiana dovrebbe essere UNA, che Dio l’ha voluta in questo stato di unità, ed ammettiamo di conseguenza che è tragico che un giorno la divisione sia penetrata al suo interno. Inoltre, ognuno di noi deve considerare lo scisma come un grave peccato. Su questi punti, siamo tutti d’accordo. Tuttavia abbiamo anche il dovere di far notare che regna una grande confusione ed un profondo disaccordo su ciò che costituisce l’unità, sulla natura dell’unità e sul modo di ottenerla e di conservarla.

I. Alcune opinioni oggi diffuse
Su quest’ultimo punto esistono diverse opinioni divergenti. La soluzione del problema, secondo le previsioni della Chiesa Cattolica Romana, non è altro, malgrado ciò che potrebbe farci credere oggi il suo atteggiamento più conciliante, che l’assorbimento all’interno della sua istituzione e della sua organizzazione. Semper eadem è il suo motto per eccellenza - “la chiesa è sempre la stessa”. Dal suo punto di vista ed in virtù della sua definizione, non potrebbe essere altrimenti. E’ dunque assolutamente logico che essa concepisca l’unità come un ritorno di tutti i rami della Chiesa stessa al suo interno, essendo essa “l’unica e sola vera Chiesa di Cristo”. Le Chiese dette “ortodosse” - greca e russa - professano dei punti di vista simili, ma si incontrano anche altre opinioni, alcune delle quali differiscono nettamente da quella di cui abbiamo appena parlato per il loro carattere vago ed inconsistente. Secondo la più diffusa, bisogna tendere all’unità visibile ed alla coesione di tutti quelli che, a qualsiasi titolo, si definiscono cristiani. L’unità così concepita vuole che tutti i rami della Chiesa cristiana, tutti coloro, senza eccezione e senza distinzione, che si autodefinisco “cristiani”, si uniscano, fraternizzino, collaborino ed oppongano un fronte comune ai nemici del cristianesimo.
A questo punto, dobbiamo attirare l’attenzione su un altro modo di vedere, perché a quanto pare sta diventando molto popolare negli ambienti evangelici. L’unità consisterebbe nel riunirsi allo scopo di costituire una sorta di “forum” dove si possano “discutere” le diverse opinioni sulla fede cristiana e dove ognuno abbia la libertà di presentare il “proprio punto di vista”, nella speranza di arrivare alla fine, attraverso questo processo, ad un’intesa generale. Altre opinioni sull’unità vanno formandosi, ma quelle che abbiamo appena elencate sono sufficienti per avere una panoramica generale della situazione.

II. I limiti di questo studio
Il soggetto che tratteremo è estremamente complesso ed ha già fatto scorrere molto inchiostro, ma il mio scopo in questo studio è ben definito; si tratta di esaminare i due passi della Scrittura più frequentemente citati in rapporto al problema dell’unità. Faccio allusione, beninteso, a Giovanni 17 e a Efesini 4; più precisamente a Giovanni 17:21 ed Efesini 4:13. Questi sono i versetti citati più volentieri oggi, versetti che vengono utilizzati come slogan e come dichiarazioni che, in apparenza, risolvono una volta per tutte il problema, senza lasciare posto al dibattito ed alla discussione. E’ dunque essenziale esaminarli con la massima cura.
Mi propongo di analizzarli alla luce di alcune domande:
Primo: qual è la natura o il carattere della vera unità?
Secondo: qual è l’importanza che la dottrina e la fede hanno sulla questione dell’unità?
Terzo: come prende corpo l’unità?
L’attenzione si concentra soprattutto sulla terza domanda, a causa del suo carattere pratico: l’opinione della maggioranza è che non si produrrà l’unità discutendo ed analizzando la dottrina, ma piuttosto lavorando insieme e pregando insieme. Si sente diffusamente dire che “la dottrina divide”, ma che se “lavoriamo insieme” e “preghiamo insieme” raggiungeremo l’unità.
La situazione diventa seria quando si applica questo modo di ragionare all’evangelizzazione. Per farci sentire l’importanza vitale ed il carattere imperativo dell’unità, in generale si obbietta che l’evangelizzazione non è possibile senza unità, che una Chiesa divisa è uno scandalo per il mondo, e che fintanto che le nostre divisioni sussisteranno il mondo non ci ascolterà; di conseguenza, è assolutamente necessario unirci per poter evangelizzare, e che - l’abbiamo sentito sovente - potremo certamente essere tutti uniti sul piano dell’evangelizzazione. Alcuni anni fa, durante una campagna di evangelizzazione tenuta a Londra, il settimanale “The Christian World”, che oggi non viene più stampato, pubblicava a lettere cubitali: “Facciamo una tregua teologica durante la campagna di evangelizzazione”. Da parte sua, un evangelista molto in vista non ha esitato a dire: “Possiamo almeno essere ecumenici per ciò che riguarda l’evangelizzazione”. E’ molto diffuso e di solito ben accolto il punto di vista secondo cui non è che dopo la fase dell’evangelizzazione che bisogna affrontare il problema della dottrina.
E’ chiaro che questa corrente di pensiero ci obbliga ad avere le idee chiare sui problemi che ho sollevato riguardo alla base dell’unità cristiana. E’ dunque essenziale studiare con cura i testi-chiave di Giovanni 17 ed Efesini 4. Ma mi prefiggo anche di dimostrare che l’insegnamento del Nuovo Testamento, preso nel suo insieme, giustifica e conferma l’interpretazione corretta di questi due passi. Ciò sarà fatto nel terzo capitolo.

P R E F A Z I O N E
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Nel XX secolo, il bisogno di unità ha costituito la preoccupazione primaria e generale di molti. Ciò è dovuto in misura non lieve ad una presa di coscienza del tremendo disastro delle guerre provocate dal nazionalismo e dal razzismo. A tale riguardo vennero in seguito creati degli organismi allo scopo di unire insieme popoli e nazioni per costituire forme di cooperazioni pacifiche. Alcuni esempi a noi noti sono le Nazioni Unite, con i suoi vari dipartimenti e, di più recente formazione, la Comunità Europea.
In aggiunta a questi organismi politici ed economici sono state formate anche molte altre organizzazioni sociali e religiose. Ciò è avvenuto poiché si è riconosciuto che le ideologie filosofiche e religiose hanno giocato un ruolo fondamentale nel fomentare la disarmonia sociale e internazionale.
Le Nazioni Unite hanno costituito quindi l’Organizzazione dell’Istruzione, l’Organizzazione Scientifica, l’Organizzazione Culturale e anche, benché sconosciuto, il Parlamento delle Religioni del Mondo.
Tale processo non è stato solo seguito al di fuori ed a prescindere dalla chiesa. Infatti è storicamente risaputo, ed è corretto affermare, che durante questo secolo furono proprio le chiese prima di chiunque altro che cercarono d’unire insieme le varie popolazioni del mondo. Iniziarono a farlo prima della guerra del 1914-1918 attraverso l’opera missionaria e tale attività sfociò nel Consiglio Mondiale delle Chiese formalmente istituito nel 1948.
Il Dott. Lloyd-Jones non appose le sue grandi speranze nelle organizzazioni politiche che molti intrattennero. Egli sapeva che il regno di Dio e che la fratellanza umana non potevano essere raggiunte per risultato di uno sforzo umano. Egli sapeva che il cuore dell’uomo è malvagio. Perciò Lloyd-Jones dedicò tutta la sua vita nella predicazione del Vangelo. Non predicò mai la politica sebbene incoraggiasse i cristiani ad un pubblico impegno ed in ambito sociale. Questa era la sua risposta alle alternative sociali diffuse ai suoi tempi. Molti videro la sua posizione distaccata dalla realtà ed in effetti egli andò ben oltre le loro idee e le loro analisi. Ciò che sostenne non fu di certo irrilevante.
Dall’altro lato nessuno ha mai pensato che lui non si fosse mai lasciato coinvolgere nella questione dell’unità cristiana e della chiesa. Per Lloyd-Jones osservare gli uomini nel tentativo di creare un’unità tra le nazioni senza risolvere il problema del peccato significava costruire una casa sulla sabbia. La stessa cosa valeva tuttavia per le chiese confessanti che si erano allontanate dal Vangelo. Questi aspetti, come ministro del Vangelo, vennero a far parte della sua chiamata divina sottolineando, sia in pubblico sia in privato, che le verità essenziali e vitali erano ormai state abbandonate poiché si lavorava per ottenere una unità visibile della chiesa a discapito del Vangelo.
Ma iI suo interesse nell’unità fu positivo e non solo negativo. Si preoccupò molto di più della vera unità che del rifiuto di ciò che è superficiale e falso. Fu molto critico verso quegli evangelici che credevano che tutto ciò che la Bibbia avesse da insegnare sull’unità era la separazione dall’errore denunciato dall’Evangelo. Li accusò di essere colpevoli del peccato dello scisma basandosi sul fatto che solo coloro che erano veramente “uno” potevano essere colpevoli di disunione. Fece una chiara distinzione tra l’unificazione dei corpi religiosi che il Consiglio Mondiale delle Chiese ricercava e l’unità in Cristo per mezzo dell’opera dello Spirito Santo che solo coloro che sono nati di nuovo possono conoscere.
Questo è il tema del presente volume. Il Dott. Lloyd-Jones chiarì il fatto che l’unità esiste già tra i credenti e non deve essere creata. Essa esiste nel momento in cui si crede nel Vangelo della grazia di Dio nel Signore Gesù Cristo. Tuttavia questa unità deve essere percepita, preservata e promossa e non solo tra i cristiani a livello personale, ma anche tra chiese che credono in una sola ed unica via di salvezza anche se esse non riescono ad trovarsi d’accordo su altre questioni. Il Vangelo è la cosa più importante di tutte! La Chiesa dovrebbe esistere per sostenere e promuovere l’unità. Lloyd-Jones era fermamente convinto che da quell’unità sarebbe scaturita una benedizione del Signore che avrebbe messo in grado la chiesa d’essere una testimonianza migliore nel mondo. Questa fu la sua preghiera alla quale non è stato ancora data risposta.

Hywel R. Jones