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L'opera del pastore PDF Stampa E-mail

Prodotto 23 Lopera del pastore Prezzo/Unità 12.00 EUR Q.tà

 

L'OPERA DEL PASTORE

Richard Baxter
pag. 168 - Euro 12,00

 



I N D I C E
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Introduzione:James I. Packer
Prefazione: William Brown
Dedica
Nota introduttiva

CAPITOLO I
Badare a noi stessi
Sezione 1
La natura di questa sorveglianza
Assicuratevi che l’opera della grazia sia pienamente compiuta nelle vostre anime.
Oltre ad essere in uno stato di grazia, assicuratevi che i vostri doni vengano esercitati in modo vitale e vigoroso
Fate attenzione a che la vostra condotta non contraddica la vostra dottrina.
Badate di non vivere in quei peccati che rimproverate agli altri nella vostra predicazione
Assicuratevi di non essere privi delle qualità necessarie a svolgere il vostro ministero

Sezione 2
I motivi di questa sorveglianza
Avete una salvezza da ottenere o da perdere come tutti gli altri
Avete una natura corrotta come tutti gli uomini
Siete soggetti a tentazioni maggiori rispetto alle altre persone
Molti occhi vi osservano e molta gente noterà le vostre cadute
I vostri peccati comporteranno delle conseguenze più nefaste di quelle di altri
Un compito così alto richiede maggior grazia rispetto a quelli degli altri uomini
L’onore di Cristo dipende più da voi che dagli altri
Il successo del vostro ministero dipende praticamente dalla vostra capacità di badare a voi stessi

CAPITOLO II
Badare a tutto il gregge
Sezione 1
La natura di questa sorveglianza
QUESTA SORVEGLIANZA SI ESTENDE A TUTTO IL GREGGE
Dobbiamo impegnarci per la conversione dei peccatori
Dobbiamo dare consigli a quanti sono sotto convinzione di peccato
Dobbiamo studiarci di edificare coloro che sono già partecipi della grazia divina
Dobbiamo esercitare una attenta sorveglianza sulle famiglie
Dobbiamo fare visita ai malati con assiduità
Dobbiamo essere diligenti nel riprendere ed ammonire i trasgressori
Dobbiamo fare attenzione nell’esercizio della disciplina nella chiesa

Sezione 2
Le modalità di questa sorveglianza
La responsabilità del ministero deve essere esercitata
Esclusivamente per Dio e per la salvezza delle anime
Con zelo ed impegno
Con discernimento e ordine
Insistendo principalmente sulle realtà più rilevanti e necessarie
Con chiarezza e semplicità
Con umiltà
Con una combinazione di severità e dolcezza
Con serietà, urgenza e zelo
Con amore premuroso per la nostra gente
10. Con pazienza
11. Con santo timore
12. In modo spirituale
13. Con vivo desiderio ed aspettative di successo
14. Con profonda consapevolezza della nostra inadeguatezza e della nostra dipendenza da Cristo
15. In comunione con altri pastori

Sezione 3
I presupposti di questa sorveglianza
Nella relazione che esiste tra noi ed il gregge - noi siamo i sorveglianti
Il soggetto di questa relazione - lo Spirito Santo
La dignità di ciò che è posto sotto la nostra responsabilità - la chiesa di Dio
Il prezzo di riscatto della chiesa - Egli l’ha comprata con il suo sangue


CAPITOLO III
Applicazioni
Sezione 1
Il valore dell’umiliazione
A causa del nostro orgoglio
Nel nostro impegno siamo carenti in serietà, dedizione e laboriosità
Siamo negligenti nello studio
La nostra predicazione è pesante e stancante
Non mostriamo compassione e non aiutiamo le comunità senza conduttori
3. Siamo maggiormente rivolti ai nostri interessi mondani che sono in contrasto con quelli di Cristo
Ricerchiamo l’approvazione del mondo
Ci immischiamo eccessivamente nelle vicende mondane
Siamo privi di opere di carità
4. Sottostimiamo l’unità e la pace della chiesa
Siamo negligenti nell’applicare la disciplina nella chiesa

I N T R O D U Z I O N E
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di James I. Packer

“BAXTER Richard, gentiluomo; nato il 12 novembre 1615 a Rowton, Salop; istruito prima alla Donnington Free School, Wroxeter e poi privatamente; ordinato diacono dal Vescovo di Worcester nel giorno dell’Avvento del 1638; preside del Richard Foley’s School, Dudley, 1639; pastore di Bridgnorth, 1639-40; pastore di Kidderminster, 1641-42; cappellano dell’esercito a Coventry, 1642-45 e con il reggimento di Whalley (nell’esercito parlamentare), 1645-47; pastore di Kidderminster, 1647-61; presente alla Savoy Conference, 1661; visse privatamente a Londra o nelle vicinanze, tra il 1662 e il 1691 (Moorfields 1662-63, Acton 1663-69, Totteridge 1669-73, Bloomsbury 1673-85, Finsbury 1686-91); sposò Margaret Charlton (1636-81) nel 1662; imprigionato per una settimana nel carcere diClerkenwell, 1669 e per ventuno mesi in quello di Southwark, 1685-86; morì l’8 dicembre 1691; autore di The Saints' Everlasting Rest (Il riposo eterno dei santi - 1650), The Reformed Pastor (Il pastore riformato -1656), A Call to the Unconverted (Un appello agli increduli - 1658), A Christian Directory (Il manuale del cristiano - 1673), Reliquiae Baxterianae (autobiografia, a cura di M. Sylvester, 1696), e di 131 altre composizioni stampate durante la sua vita, di altri cinque libri postumi e molti trattati inediti. Interessi particolari: cura pastorale e unità cristiana; hobbies: medicina, scienza e storia”. Presentiamo così, nello stile di “Who's Who”, Richard Baxter, il più famoso pastore, evangelista e scrittore su temi pratici e spirituali che il puritanesimo mai produsse.
Baxter fu un personaggio notevole, grande abbastanza da avere enormi difetti e commettere pesanti errori. Con una mente indipendente ed una vasta cultura, egli era dotato di un’incredibile capacità di formulare analisi ed argomentazioni su due piedi, surclassando chiunque in un dibattito, eppure non sempre riuscì ad usare i suoi grandi doni nel modo migliore. In teologia, ad esempio, in relazione alla dottrina della grazia, ideò una “via media” eclettica tra quella riformata, quella arminiana e quella cattolica. Infatti, interpretando il regno di Dio nei termini delle idee politiche a lui contemporanee, spiegò la morte di Cristo come atto di redenzione universale (penale e vicaria, ma non sostitutiva), in virtù del quale Dio avrebbe promulgato una nuova legge offrendo il perdono e l’amnistia al penitente. Il ravvedimento e la fede, in quanto obbedienza a questa legge, rappresentano la personale giustizia salvifica del credente. Baxter, puritano e conservatore, considerò questa curiosa costruzione legalista, oltre che come punto focale del puritanesimo e dell’Evangelo del Nuovo Testamento, anche come terreno comune riguardo la grazia, di cui appunto si occupavano le contrastanti teologie trinitariane dei suoi giorni. Altri, invece, si resero conto che il “baxterianesimo” (ovvero “neonomianesimo”, come fu chiamato per l’idea centrale della “nuova legge”) alterava il contenuto del vangelo puritano, mentre il suo “metodo politico”, se preso seriamente, era talmente razionalista da essere ripugnante. Il tempo diede ragione a costoro; infatti, sia il moderatismo neonomiano in Scozia che l’unitarianisimo moralistico in Inghilterra furono frutto del seme che Baxter seminò.
Baxter, inoltre, fu poco efficace come figura pubblica. Per quanto fosse rispettato per la sua pietà, per il suo impegno pastorale e per la sua continua ricerca di concordia dottrinale ed ecclesiastica, il suo modo bellicoso, saccente e pedagogico nei confronti dei colleghi si traduceva ogni volta in una sconfitta annunciata. Nonostante fosse stato il principale portavoce dei non conformisti per più di venti anni, e sebbene l’ideale inclusivista che proponeva fosse degno di uno statista, non si può affatto definire Baxter come tale. Pur riconoscendo che la sua abitudine ad esprimersi in modo totalmente franco (“parlar schietto”) in tutti gli aspetti del suo ministero era dettata dalla coscienza e non da una sorta di compensazione per un complesso di inferiorità (anche se in effetti, entrambi questi elementi ebbero un loro ruolo), la sua continua incapacità di accorgersi di quanto fosse controproducente questo atteggiamento trionfalistico tra pari, costituì per lui un evidente punto debole. Tipica ed ammirevole, ad esempio, fu la visita al grande John Owen nel 1669, come “procacciatore di pace” tra presbiteriani ed indipendenti, malgrado tra i due ci fosse stata una controversia teologica e politica in precedenza. Tipico, ma forse meno ammirevole, il fatto che, incontrando Owen, “gli dissi che dovevo parlargli liberamente; che quando pensavo a ciò che aveva compiuto in precedenza, ero assillato dal dubbio che lui, essendo stato grande distruttore nel passato, non potesse diventare ora strumento di guarigione”, pur essendo contento di constatare che, nel suo ultimo libro, aveva rinunciato a “due dei principi per i quali era rinomato”. E’ sicuramente notevole il fatto che fu successivamente sorpreso, dispiaciuto e ferito per il fatto che Owen, pur manifestando buona volontà, non prese alcuna iniziativa. Rimane il dubbio se il silenzio, o almeno un diverso comportamento da parte di Baxter, avrebbero potuto cambiare il disgraziato svolgersi degli eventi tra la Restaurazione della monarchia (1660) e l’Atto di Tolleranza (1689), dove assai forti furono le passioni, gli interessi e la sfiducia. Resta comunque il fatto, che gli interventi di Baxter accentuarono regolarmente le divisioni, come avvenne nel 1690, quando pubblicò The Scripture Gospel Defended (La difesa del vangelo scritturale) per impedire ai sermoni di Crisp di generare problemi e rovinando così, la “felice unione” tra presbiteriani ed indipendenti ancor prima che questa potesse aver inizio.
Come pastore, tuttavia, Baxter fu ineguagliabile, ed è in questa veste che lo prenderemo in considerazione d’ora in avanti.
L’opera che svolse a Kidderminster fu incredibile. L’Inghilterra non aveva mai visto un pastore come lui. Il paese contava circa 800 famiglie e 2.000 abitanti. Quando Baxter arrivò, trovò “gente ignorante, maleducata e mondana”, ma tutto questo cambiò in modo sensazionale. “Appena assunsi l’incarico, mi rivolsi in modo particolare a coloro che erano umili, riformati o convertiti; dopo aver lavorato a lungo, però, piacque a Dio che i convertiti fossero così numerosi che non avevo più tempo per un’analisi così dettagliata ... numerose persone, intere famiglie e gruppi ... cominciarono ad arrivare e a crescere senza che io fossi in grado di spiegare come”. “Durante i culti la chiesa che ospitava fino a mille persone era di solito piena, così che fummo costretti a costruire cinque gallerie ... Nel giorno del Signore ... camminando per strada si poteva ascoltare un centinaio di famiglie cantare salmi e ripetere i sermoni ... quando arrivai, in ogni via c’era generalmente una sola famiglia che adorasse Dio e invocasse il suo nome; quando me ne andai, in alcune vie c’era forse una sola famiglia che pur non essendo ancora convertita ci dava speranza per la loro sincerità e la loro seria professione di religiosità”. Più tardi, Baxter poté scrivere: “sebbene sia assente ormai da circa sei anni, ed essi siano stati assaliti dalle calunnie pronunciate dal pulpito, da diffamazioni, da minacce di incarcerazione, da parole attraenti e ragionamenti seducenti, restano comunque saldi e mantengono la loro integrità. Molti di loro sono andati con il Signore, alcuni si sono trasferiti, altri sono in prigione; la maggior parte è rimasta nelle proprie case, ma nessuno, per quanto ne sappia, si è perso o ha abbandonato la retta via”. Quando George Whitefield visitò Kidderminster nel dicembre del 1743, scrisse ad un amico: “Sono stato grandemente rallegrato nel constatare come la dolce fragranza della dottrina, delle opere e della disciplina di Baxter sia rimasta fino ad oggi”.
Maestro per natura, Baxter si definì spesso maestro della propria gente perché, secondo lui, l’insegnamento doveva essere l’impegno principale di ogni predicatore. Nei suoi sermoni (uno per ogni domenica e giovedì, della durata di un’ora) insegnò le basi del cristianesimo. “Cercavo di illustrare giornalmente ed imprimere nelle loro menti con una certa insistenza, i grandi principi fondamentali del cristianesimo contenuti nel loro impegno battesimale, cioè, una corretta conoscenza, la fede, la sottomissione e l’amore per Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, unito a quello per tutti gli uomini e la concordia con la chiesa e tra di loro. ... Aggiungevo la spiegazione del contenuto vero ed utile del Credo (ovvero la dottrina della fede), del Padre Nostro (ovvero la questione dei nostri desideri) e dei Dieci Comandamenti (ovvero la legge in pratica), fornendo così quel materiale per aumentare la conoscenza della maggior parte di quelli che professano la fede – il che richiede molto tempo. Dopo aver fatto questo, i credenti devono essere guidati a proseguire ... ma non in una maniera che lasci indietro i più deboli, così da perseguire con perseveranza i grandi principi di fede, speranza, carità, santità ed unità che devono essere sempre inculcati come inizio e fine di ogni cosa”. Questo era il programma di insegnamento dal pulpito che Baxter si prefiggeva. In più, egli teneva un incontro settimanale pastorale dedicato alla discussione e alla preghiera; distribuiva Bibbie e libri cristiani (la quindicesima parte di ogni edizione delle sue opere gli veniva consegnata gratuitamente, in sostituzione dei diritti d’autore, così da poterla distribuire). Baxter si incontrava anche con i singoli credenti per consigliarli ed farli crescere nella fede perché era convinto che i pastori dovessero istruire regolarmente la comunità e che anche i credenti dovessero visitare il proprio pastore per esporgli i loro problemi, offrendogli così la possibilità di verificare il loro stato spirituale. Il maggior contributo di Baxter allo sviluppo dell’ideale puritano del ministero, fu la trasformazione della pratica della catechesi personale, da disciplina preliminare per bambini a componente permanente della cura pastorale per persone di ogni età. Fu questa preoccupazione per la catechesi che portò alla stesura di The Reformed Pastor (Il pastore riformato).
I membri dell’Associazione del Worcesterchire, la confraternita di pastori di cui Baxter fu l’animatore, si impegnarono ad adottare questa prassi di catechesi parrocchiale sistematica, seguendo così la sua impostazione. Stabilirono un giorno di digiuno e di preghiera per ricercare la benedizione di Dio sul progetto, e chiesero a Baxter di portare un messaggio per l’occasione. Nel giorno prefissato, però, Baxter era ammalato e non poté partecipare. Così, pubblicò il materiale che aveva preparato, una corposa esposizione di Atti 20:28 con relative applicazioni. A motivo del tono di esortazione e di schietto rimprovero verso gli altri pastori suoi colleghi, intitolò lo scritto Gildas Salvianus, dal nome di due scrittori del quinto e sesto secolo che non erano rimasti in silenzio davanti al peccato. Nella pagina iniziale della prima edizione spiccava tuttavia, la parola “RIFORMATO” che era stampata con caratteri più grandi e più marcati rispetto a tutto il resto, come Baxter sicuramente volle che fosse. Per “riformato”, Baxter non intendeva “di dottrina calvinista”, bensì rinnovato nella pratica. Baxter scrisse: “Se solo Dio riformasse il ministero, collocando ministri dediti ai loro compiti con zelo e fedeltà, la gente verrebbe sicuramente riformata. Tutte le chiese sorgono o decadono, a seconda che il pastore si innalzi o si abbassi (non in ricchezza o in grandezza mondana) ma in conoscenza, zelo e capacità nel proprio lavoro”. Questa era la “crescita” nel ministero che Baxter ricercava.
Il Pastore Riformato era, e rimane, una dinamite che centra immediatamente il bersaglio. “Uomo grandemente amato” scrisse Thomas Wadsworth a Baxter il mese successivo alla pubblicazione, “il Signore ti ha rivelato i suoi segreti, per i quali migliaia di anime in Inghilterra si leveranno e benediranno Dio per te”. Una lettera anonima e priva di data nella corrispondenza di Baxter dice: “Il Gildas Salvianus di Baxter è straordinario e per questo libro devo benedire Dio e ringraziare Baxter, augurandomi con tutto il cuore che ogni giovane pastore in procinto di assumere un incarico, voglia leggerlo diligentemente e ripetutamente”. Il diario di Oliver Heywood riporta: “Circa tre o quattro anni fa, infermo a causa di una malattia, lessi il Gildas Salvianus, o Pastore Riformato, di Baxter: ne fui così colpito e scosso, che maturai il convincimento, se fossi guarito, di avviare anch’io l’attività di catechesi individuale ... Cominciai il martedì successivo, il 23 giugno 1661, andando di casa in casa ... “Intorno al 1665 Baxter scrisse: “Ho veramente motivo di essere riconoscente a Dio per il successo di questo libro, grazie al quale sono fiducioso che migliaia di anime si trovino in condizioni migliori. Questo perché ha convinto molti pastori ad avviare quel tipo di lavoro al quale, nel libro, li esortavo. Ho ricevuto lettere con richieste di consigli e suggerimenti anche d’oltre oceano ...”
Baxter è morto, ma il suo libro gli è sopravvissuto. E’ affascinante leggere le testimonianze del diciottesimo secolo. Samuel, il padre di John Wesley, un tempo non conformista, scrisse: “Vorrei avere nuovamente il Gildas Salvianus: Direttive ai pastori per la guida delle comunità - che ho perso quando la mia casa è andata a fuoco ... Egli (Baxter) aveva un pathos ed una carica particolari ...” Lo stesso John Wesley disse ad una Conferenza Metodista: “Ogni predicatore itinerante deve istruire la gente casa per casa ... e per farlo, possiamo forse trovare un metodo migliore di quello di Baxter? Se è possibile, adottiamolo senza esitazioni. Tutto il libro, che si intitola Gildas Salvianus, merita un’attenta lettura”. In un’altra occasione, Wesley sfidò i suoi predicatori: “Chi visita le persone secondo il metodo di Baxter?” Charles Wesley e William Grimshaw di Haworth, conversando tra loro, si trovarono d’accordo sul fatto che i predicatori dovrebbero “andare casa per casa, seguendo l’esempio di Baxter”. La raccomandazione di Philip Doddridge è citata altrove.
Da allora e fino ai nostri giorni, Il Pastore Riformato ha conservato un posto tra i classici della letteratura. Il 19 agosto 1810, Francis Asbury, l’apostolo metodista d’America, scrisse nel suo diario: “Che regalo! Questa mattina mi è capitato tra le mani Il Pastore Riformato di Baxter”. John Angell James, pastore a Carr’s Lane, Birmingham e autore del libro La necessità del momento è avere un ministero zelante ( sentimento assolutamente baxteriano!), scrisse nel 1859 poche ore prima di morire: “Dopo la Bibbia, ho usato Il Pastore Riformato di Baxter come manuale per la pratica del mio ministero. Sarebbe utile che questo volume fosse letto spesso da tutti i nostri pastori”. James stesso lo leggeva di frequente il sabato sera, per prepararsi alla domenica, mentre Spurgeon aveva l’abitudine di farselo leggere dalla moglie la domenica sera, quando la giornata di predicazione era finita. Agli apprezzamenti di Metodisti, Congregazionalisti e Battisti, si aggiungono quelli degli Anglicani. La prima stampa nell’edizione di William Brown dell’opera qui riedita, uscì nel 1830 con una prefazione di Daniel Wilson di Islington il quale sosteneva che Il Pastore Riformato era “uno dei migliori tra gli inestimabili trattati di Baxter. Nell’intero universo della teologia non c’è quasi nulla che lo sorpassi nell’appello serrato e sentito alla coscienza dei ministri di Cristo, riguardo ai doveri primari del loro ufficio”. Nel 1925, l’allora Vescovo di Durham (H. Hensley Henson) dichiarò: “Il Pastore Riformato è il miglior manuale in lingua inglese dei doveri del pastore, in quanto lascia nella mente del lettore un’impressione indelebile della sublimità e della profonda serietà del ministero spirituale”.
Il libro di Baxter ha qualcosa da insegnare ai pastori di oggi? Tre qualità che lo distinguono, giustificano una risposta affermativa. La prima è la sua forza. Ciò che è stato detto del Servo Arbitrio di Lutero, può essere detto anche de Il Pastore Riformato: le sue sono parole vibranti! Sylvester disse che Baxter aveva uno sguardo penetrante; certamente lo sono anche le sue parole. Scriveva nello stesso modo in cui si parlava, e le sue parole non erano tanto emotive, poiché venivano ponderate, quanto passionali, perché venivano dal cuore oltre che dalla riflessione. Il suo libro fiammeggia di zelo ardente, di fervore evangelistico ed di impegno nel persuadere. Spurgeon disse: “Richard Baxter è lo scrittore più vigoroso; se volete imparare l’arte della supplicazione, leggete ... il suo Pastore Riformato”. Come Il riposo eterno dei Santi è la manifestazione più alta del cuore del Baxter cristiano, così Il Pastore Riformato è la manifestazione più alta del suo cuore come ministro di culto. Ciò che sale dal cuore appassionato di Baxter possiede così tanta forza ed impeto evocativo, che può ancora raggiungere il cuore del lettore a trecento anni di distanza.
Secondariamente, il libro ha un suo realismo. E’ diretto ed onesto. Si sostiene sovente, e a ragione, che ogni cristiano che pensi seriamente alla perdizione degli uomini senza Cristo, e che ami davvero i suoi vicini, non riuscirà ad avere requie al pensiero che le persone intorno a lui sono dirette all’inferno, ma si impegnerà senza posa per la conversione di altri come scopo prioritario della sua esistenza. Ogni cristiano che sia invece incapace di questo impegno mina la credibilità della propria fede, in quanto se lui stesso non la prende seriamente come guida di vita, come potrebbe convincere altri a farlo? Ebbene, nessun libro illustra questa incoerenza con maggiore forza del Pastore Riformato: qui troviamo un amore passionale, una riflessione ed una argomentazione circa le persone perdute, terribilmente onesta, ardente, pienamente cristiana e perfettamente realistica, insistente sul fatto che dobbiamo accettare con gioia qualsiasi situazione di difficoltà, miseria, stanchezza e perdita di beni materiali, a vantaggio della salvezza delle anime; e vi troviamo altresì, l’esempio vivido e meraviglioso, di ciò che questo impegno comporta, nella vita dell’autore.
Il dottor Johnson disse che il fatto di sapere di essere destinati all’impiccagione aiuta la mente a concentrarsi in una maniera meravigliosa. Il vivere con un piede nella fossa, come nel caso di Baxter dal momento in cui divenne maggiorenne, getta una straordinaria chiarezza sia sul proprio senso delle priorità (ciò che conta e ciò che è irrilevante), sia sulla propria percezione di ciò che è coerente o meno con la propria professione di fede. “Signori”, grida il pastore di Kidderminster ai suoi colleghi pastori, “certo, se voi aveste conversato così spesso con la vicina Morte come ho fatto io e aveste frequentemente ricevuto la sua condanna per la vostra persona, avreste delle coscienze inquiete, se non delle vite riformate, circa la vostra diligenza e fedeltà nel ministero; ci sarebbe qualcosa in voi che vi domanderebbe frequentemente: ‘E’ tutta qui la tua compassione per i peccatori perduti? Non c’è altro che potresti fare per cercarli e condurli alla salvezza? ... Devono morire e andare all’inferno prima che voi rivolgiate loro una sola parola seria per impedire loro questa fine? E dall’inferno, non vi maledirebbero forse per sempre perché non avete fatto di più quando eravate ancora in tempo a salvarli?’ Ogni giorno sento questi richiami della mia coscienza rimbombare nelle mie orecchie, per quanto poco, e il Signore lo sa, ho prestato loro attenzione ... Nell’adagiare una salma nella tomba, come potete evitare di pensare dentro di voi ‘Qui c’è il corpo, ma dov’è l’anima? Cosa ho fatto io per lei prima della sua dipartita? Era mio preciso dovere; che giustificazione potrò mai addurre?’ O signori, rispondere a queste domande è insignificante per voi? Potrebbe sembrarlo adesso, ma l’ora viene in cui non lo sarà più ...” Nessuno può affermare che Baxter non sia realista, e chi metterebbe in dubbio l’attuale bisogno di un tale realismo, principalmente nel ministero pastorale?
In terzo luogo, il libro è un esempio di razionalità. Baxter fu estremamente preciso nell’illustrare gli strumenti utili al perseguimento dell’obbiettivo finale. Al pari di Whitefield e Spurgeon, sapeva che gli uomini sono ciechi, sordi e morti nel peccato, e che solo Dio può convertirli; ma sapeva anche, come Whitefield e Spurgeon, che Dio si serve di mezzi, che degli esseri razionali devono essere avvicinati in modo razionale, che la grazia arriva attraverso la comprensione e che il messaggio dell’evangelista sarà difficilmente convincente se non è sostenuto dalla credibilità del suo operato. Così Baxter insisté sul fatto che i pastori devono predicare le realtà eterne come uomini che vivono ciò che dicono, manifestando la serietà richiesta da questioni di vita e di morte; che devono esercitare la disciplina nella chiesa per dimostrare che parlano seriamente quando affermano che Dio non tollera il peccato; e che devono lavorare a livello personale, parlare a tu per tu con ogni singola persona, dato che la sola predicazione spesso non riesce a far comprendere le verità alla gente comune. Su questo, Baxter fu estremamente franco. “Coloro che si sono affaticati così tanto in pubblico, devono poi esaminare la propria gente e verificare quanti di loro siano ancora ignoranti ed indifferenti come se non avessero mai udito l’Evangelo. Per quanto mi riguarda, mi sforzo di parlare nel modo più chiaro e toccante possibile ... eppure mi è capitato diverse volte di incontrare alcuni di coloro che mi ascoltano da otto, dieci anni che non sanno se Cristo sia Dio oppure uomo, e restano meravigliati quando racconto loro la storia della sua nascita, della sua vita e della sua morte, come se non l’avessero mai sentita prima ... Tuttavia, molti di loro nutrono in Cristo una fiducia senza fondamento, sperando che Lui li perdonerà, giustificherà e salverà, mentre il loro cuore è ancora nel mondo e vivono per la carne. Considerano, insomma, questa fiducia come fede giustificante. Nella mia esperienza, ho verificato che alcuni di queste persone ignoranti, che per anni sono stati degli ascoltatori passivi, in un colloquio personale di mezz’ora hanno maturato più conoscenza e rimorso di quanto avessero fatto in dieci anni di presenza alla predicazione pubblica. Predicare il vangelo in pubblico è il metodo migliore perché ci si rivolge a molti in un’unica volta, ma di solito è molto più efficace predicarlo in privato ad un singolo peccatore ...” Quindi, oltre alla predicazione, la catechesi ed i colloqui personali sono il dovere di ogni pastore, essendo lo strumento più razionale, il modo migliore per raggiungere lo scopo prefissato. Era così ai giorni di Baxter. Non lo è forse anche oggi?
Al predicatore di oggi Il Pastore Riformato pone almeno quattro interrogativi.
1. Credi anche tu nel vangelo in cui Baxter ( Whitefield, Spurgeon e Paolo) credeva?
2. Condividi il punto di vista di Baxter sulla necessità vitale della conversione?
3. Sei realmente disposto, dunque, a far sì che questa convinzione condizioni la tua vita ed il tuo lavoro in una maniera veramente significativa?
4. Sei quanto più possibile razionale nello scegliere gli strumenti per perseguire il fine che desideri e che sei chiamato a ricercare? Ti stai adoperando, come fece Baxter, per creare le migliori condizioni possibili in cui parlare al tuo gregge individualmente, su base continuativa, circa la loro esperienza spirituale? Il modo in cui impostare questo lavoro oggi dovrà tenere conto delle circostanze contingenti, che sono decisamente diverse da quelle affrontate e descritte da Baxter. L’interrogativo che lui ci pone, comunque, è il seguente: non è forse arrivato il momento di intraprendere questo tipo di ministero, come pratica sempre necessaria?
Se Baxter ci convince in questo senso, non ci sarà difficile trovare il metodo più opportuno per la nostra situazione; se c’è la volontà di farlo, troveremo anche il modo! Non ci resta, allora, che chiudere questa introduzione e lasciare la parola a Baxter.