Introduzione
Introduzione
Molte persone ritengono erroneamente che la fede sia una realtà inerentemente nobile. Una canzone popolare esalta la virtù del credere, dicendo: “Io credo che per ogni goccia d’acqua piovana che cade, sbocci un fiore”; nessuno lo crede realmente, ma il punto non è questo. La canzone vuole essere un inno in onore della fede senza il minimo interesse al contenuto di quella fede: il compositore non aveva alcuna preoccupazione circa l’oggetto della fede. Il sentimento espresso da quella canzone non è affatto biblico; si rivela piuttosto come l’eco di una delle menzogne più subdole della nostra epoca fin tanto che si crede con sufficiente passione, il contenuto della fede è secondario.
Forse non sapete che la fede può rivelarsi seriamente dannosa. Esistono alcune varietà di fede che in effetti ci allontanano dall’Iddio vivente e vero, in quanto sostituiscono la verità con la superstizione, con la falsità o addirittura con la fede stessa: queste diverse manifestazioni conducono inevitabilmente al disastro spirituale: siamo di fronte alla fede spericolata.
Questo tipo di fede si orienta verso due estremi: da un lato troviamo l’atteggiamento introspettivo: ci si affida ai sentimenti, alla voce interiore, alla fantasia oppure alle sensazioni soggettive. All’estremo opposto constatiamo un atteggiamento che rivolge la propria speranza a qualche autorità umana esteriore: gli insegnamenti di un capo supremo, le tradizioni religiose, il dogma del magistero o qualche altro canone arbitrario.
Al di fuori del cristianesimo, un esempio evidente che gravita attorno al primo estremo è quello del misticismo della New Age. Per ciò che attiene all’estremo opposto invece si può citare il caso dell’Islam. Tuttavia, entrambe le varietà di questa fede spericolata emergono chiaramente anche all’interno di gruppi che professano la fede cristiana. Il movimento carismatico, ad esempio, oscilla verso il primo estremo; il cattolicesimo romano, invece, è la quintessenza del secondo. Nel novero delle credenze religiose che vengono etichettate come “cristiane”, esistono innumerevoli idee che implicano una qualche tipologia di fede spericolata. Non di rado, poi, ci troviamo di fronte ad una commistione di tendenze che procedono dai due estremi.
Inoltre, quale che sia l’estremizzazione, c’è da notare che la fede spericolata ricerca la verità spirituale senza alcuna considerazione della Scrittura ed è proprio per questo motivo che diviene una fede avventata. Ad accomunare le varie tipologie vi è anche il fatto che si rivelano irrazionali ed anti-intellettuali: quest’ultima accezione non va intesa tanto nel senso di opposizione allo snobismo intellettuale, quanto al rifiuto dell’intelletto, che sfocia poi nell’incoraggiare una forma di fiducia cieca ed acritica. I sostenitori di tale posizione pongono spesso la fede contro la ragione, come se le due realtà fossero antitetiche; questo tipo di fede è credulità: si tratta di una fede folle e non biblica, in quanto quella scritturale non è mai irrazionale.
A questo livello introduttivo occorre enunciare in modo chiaro una triplice distinzione: in primo luogo, nel difendere la razionalità, non è mia intenzione suggerire che la ragione umana, anche la più brillante, sia in grado di condurre una persona alla verità salvifica; la realtà del peccato ha corrotto ed ottenebrato la mente ed il cuore di ogni persona, talché nessuno di noi è minimamente in condizione di raggiungere la salvezza attraverso la propria ragione! Da ciò discende il motivo per cui Dio ci ha consegnato la rivelazione sovrannaturale nella Sua Parola ispirata: la Bibbia.
La Scrittura è la rivelazione di Dio a noi; è autentica poiché Dio è veritiero (Rom. 3:4); a tale verità non giungiamo attraverso un percorso ragionato, piuttosto cominciamo col prendere Dio in parola e facciamo della Scrittura il fondamento su cui edificare ogni ragionamento.
Secondariamente, affermare che le persone non sono in grado di aprirsi la via alla verità della Scrittura tramite il ragionamento non equivale ad affermare che la Scrittura stessa sia irrazionale.
La Bibbia è perfettamente ragionevole, coerente con se stessa, veritiera in ogni aspetto, affidabile come fondamento per la nostra logica e come base per un discernimento efficace, nonché degna di fiducia come riferimento di ultima istanza in materia di sana dottrina; proprio perché si tratta della semplice verità, essa risulta perfettamente razionale.
Da ultimo, sostenere una tesi contro l’irrazionalità non vuoi dire schierarsi a favore del razionalismo. Quest’ultimo è una filosofia che nega la rivelazione divina; si oppone a ciò che è sovrannaturale e biblico, e spesso si mostra cinico nei confronti di ogni forma religiosa. I razionalisti fanno della ragione umana sia la fonte sia la verifica assoluta della verità; in sostanza, rimpiazzano la Scrittura con la ragione umana. I credenti hanno fatto bene a rifiutare costantemente il razionalismo come nemico della fede cristiana.
Il punto, dunque, è questo: sebbene dobbiamo rifiutare il razionalismo, non osiamo tuttavia ripudiare la razionalità, vale a dire l’uso legittimo di una ragione santificata, di una logica palmare, di un pensiero attento e del comune buon senso. Quanti rifiutano la razionalità rendono ogni verità come un non senso; si disfanno di ogni facoltà mentale essenziale alla comprensione e prefigurano la fede come un semplice salto nel buio che può fare a meno dell’intelletto. Una “fede” di questo tipo si basa sui sentimenti, oppure viene presentata come un mero atto della volontà; in ogni caso siamo di fronte ad una fede spericolata.
La fede autentica non può mai fare a meno della mente; non può essere irrazionale: dopotutto, la fede ha a che vedere con la verità. Quest’ultima è un dato oggettivo che va conosciuto, studiato, contemplato e compreso; e queste sono tutte attività che coinvolgono l’intelletto.
Tutto ciò significa che il cristianesimo non può essere anti-intellettuale; l’insieme delle verità su cui si fonda la nostra fede raggiunge delle profondità misteriose – ineffabili od inscrutabili alla sola mente umana – tuttavia la verità non è mai irrazionale. Si tratta di una differenza di grande valenza: Dio non può mentire (Tito 1:2), talché ciò che Lui afferma è verità; l’antitesi è necessariamente menzogna. La verità non può contraddire se stessa; assume senso compiuto, mentre il non senso non può rivelarsi veritiero.
A questo occorre aggiungere il fatto che la dottrina su cui basiamo la nostra fede deve essere sana, il che equivale a dire che deve essere biblica (1 Tim. 4:6; 2 Tim. 4:2-3; Tito 1:9; 2:1). “Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non s’attiene alle sane parole del Signor nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è secondo pietà, esso è gonfio e non sa nulla” (1 Tim. 6:3-4, il corsivo è mio). Dunque, la sana dottrina biblica sottosta ad ogni vera saggezza ed alla fede autentica; quell’atteggiamento che disprezza la dottrina, elevando al contempo i sentimenti oppure la fede cieca, non può essere legittimamente definito come fede, anche se si camuffa da cristianesimo. Di fatto si tratta di una forma irrazionale di incredulità.
Dio ci chiamerà a rispondere di ciò che crediamo, oltre al modo in cui riflettiamo sulla verità che ci ha rivelato. Tutta la Scrittura attesta il fatto che il Signore vuole che noi conosciamo e comprendiamo la verità! Lui esige che siamo accorti; la Sua volontà è che usiamo la nostra mente. Siamo tenuti a riflettere, a meditare ed a discernere. Considerate, ad esempio, questi ben noti passi scritturali; notate la ripetizione di termini come verità, conoscenza, discernimento, saggezza e comprensione:
- “Ecco, tu ami la sincerità nell’interiore; insegnami dunque sapienza nel segreto del cuore” (Sal. 51:6).
- “Il timor dell’Eterno è il principio della sapienza; buon senno hanno tutti quelli che mettono in pratica la sua legge…” (Sal. 111:10).
- “Dammi buon senno e intelligenza, perché ho creduto nei tuoi comandamenti” (Sal. 119:66).
- “…prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all’intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all’intelligenza, se la cerchi come l’argento e ti dai a scavarla come un tesoro, allora intenderai il timor dell’Eterno, e troverai la conoscenza di Dio. Poiché l’Eterno da la sapienza; dalla sua bocca procedono la scienza e l’intelligenza” (Prov. 2:2-6).
- “Il principio della sapienza è: Acquista la sapienza. Sì, a costo di quanto possiedi, acquista l’intelligenza” (Prov. 4:7).
- “Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo ciò udito, non cessiamo di pregare per voi, e di domandare che siate ripieni della profonda conoscenza della volontà di Dio in ogni sapienza ed intelligenza spirituale” (Col 1:9).
- “…cioè di Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Col 2:3).
- “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia…” (2 Tim. 3:16).
Come credenti, non dobbiamo temere di usare le nostre facoltà razionali; non v’è motivo di mostrarsi diffidenti nei confronti della buona logica: non c’è necessità, anzi non osiamo abbandonare la ragione.
Nel 1521, quando Martin Lutero venne convocato alla Dieta di Worms e gli fu chiesto di ritrattare i propri insegnamenti, il riformatore tedesco rispose: “Se non sarò convinto mediante le testimonianze delle Sacre Scritture o con aperte, chiare e limpide ragioni… io sono legato dalle parole delle Scritture… non posso e non voglio ritrattarmi, perché è un grave pericolo ed una minaccia per la salvezza eterna fare qualcosa contro coscienza. Che Dio mi aiuti! Amen”.1
La famosa formula di Lutero, “[le] Sacre Scritture o con aperte, chiare e limpide ragioni…” è l’unico fondamento su cui possiamo a giusto titolo edificare il discernimento spirituale. Il discernimento consiste nella capacità di comprendere, di interpretare e di applicare la verità con proprietà; si tratta di un atto cognitivo. Di conseguenza, quanti disprezzano la sana dottrina od il ragionamento valido non hanno qualifiche per presentarsi come persone atte al discernimento.
L’autentico discernimento spirituale deve cominciare con la Scrittura, ovvero con la verità rivelata. La ragione umana, che non si radica fermamente nella rivelazione divina, degenera sempre nello scetticismo (la negazione che si possa conoscere qualcosa per certo), nel razionalismo (la teoria per cui la ragione è la fonte della verità), nel secolarismo (un approccio esistenziale che esclude volontariamente Dio), oppure in una delle tante altre filosofie anti-cristiane. Quando la Bibbia condanna la saggezza umana (1 Con 3:19), non sta denunciando la ragione in quanto tale, bensì l’ideologia umanista dissociata dalla verità della Parola di Dio, divinamente rivelata. In altri termini, mentre la ragione, separata dalla Parola di Dio, conduce inevitabilmente a delle idee infondate, quella che invece si sottomette alla Sua Parola si colloca al centro di un saggio discernimento spirituale.
La Confessione di Fede di Westminster riconosce con chiarezza la formula “Scritture e sana ragione” come fondamento del discernimento, e attesta: “L’intero consiglio di Dio… viene esposto espressamente nelle Scritture, o può essere dedotto da queste ultime attraverso una conseguenza necessaria e valida” (capitolo 1, sezione 6). In altre parole, per raggiungere una comprensione matura e completa della verità spirituale che Dio ci ha rivelato, dobbiamo applicare una logica attenta e valida alla Sua Parola. Ciò non equivale a negare la sufficienza della Scrittura: non siamo di fronte alla formula: Scrittura + filosofia; piuttosto intendiamo che la Scrittura venga interpretata da un ragionamento accurato, attento, meditato e guidato dallo Spirito.
Questa è l’essenza del discernimento. In sintesi, un atteggiamento anti-intellettuale risulta incompatibile con l’autentica saggezza spirituale; quanti intendono la fede in termini di abbandono della ragione non possono maturare il discernimento: l’irrazionalità ed il discernimento sono tra loro antitetici. Quando Paolo pregava affinché l’amore dei Filippesi abbondasse “sempre più… in conoscenza e in ogni discernimento…” (Fil. 1:9, il corsivo è mio), l’apostolo stava affermando la razionalità della fede autentica. Inoltre, intendeva anche suggerire che la conoscenza ed il discernimento vanno di pari passo con la crescita spirituale autentica.
La fede biblica, dunque, risulta essere razionale, ragionevole, intelligente e sensata. La verità biblica richiede di essere contemplata razionalmente, esaminata logicamente, studiata, analizzata ed utilizzata come l’unica base affidabile su cui maturare una valutazione saggia: tale processo è proprio ciò che la Scrittura definisce come discernimento.
Questo libro vuole essere un’esortazione al discernimento; ci ricorda che la verità di Dio è un bene prezioso, da trattare con cura – non vi è posto né per la credulità capricciosa, né per i vincoli delle tradizioni umane. Quando una chiesa perde la volontà di discernere tra la sana dottrina e l’errore, tra il bene ed il male e tra la verità e le menzogne, quella chiesa è destinata ad una brutta fine.
L’apostolo Giovanni delineò una distinzione netta tra il cristianesimo e lo spirito dell’anticristo, e la rimarcò con tenacia: “Chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Iddio. Chi dimora nella dottrina ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa, e non lo salutate; perché chi lo saluta partecipa alle malvagie opere di lui” (2 Giov. 9-11). Ecco come Giovanni ordinò a quanti erano sotto la sua responsabilità spirituale di prestare attenzione e discernimento, nonché di tenersi alla larga dagli errori che negavano Cristo, e da quanti li propagavano.
Si tratta di un atteggiamento opposto a quello di molti credenti odierni i quali si tranquillizzano con l’idea che esistono poche realtà dai contorni ben definiti. Le questioni dottrinali, morali, ed i principi cristiani confluiscono tutti in una grande zona d’ombra; a nessuno è permesso di tracciare dei confini definitivi, né dichiarare delle realtà assolute. Ogni persona viene incoraggiata a fare ciò che ritiene giusto e questo è esattamente ciò che Dio ha vietato (vedi Deut. 12:8; Giud. 17:6; 21:25).
La chiesa tornerà ad esercitare una forte influenza sulla società solo a condizione di rimpossessarsi di un amore passionale per la verità ed un odio parallelo verso l’errore. I credenti autentici non possono condonare o ignorare le influenze anti-cristiane che si manifestano in mezzo a loro, e allo stesso tempo attendersi di sperimentare la benedizione di Dio. “E questo tanto più dovete fare, conoscendo il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché la salvezza ci è adesso più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiam dunque via le opere delle tenebre, e indossiamo le armi della luce” (Rom. 13:11-12).
“Figlio mio, se ricevi le mie parole e serbi con cura i miei comandamenti, prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all’intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all’intelligenza, se la cerchi come l’argento e ti dai a scavarla come un tesoro, allora intenderai il timor dell’Eterno, e troverai la conoscenza di Dio. Poiché l’Eterno da la sapienza; dalla sua bocca procedono la scienza e l’intelligenza” (Prov. 2:1-6).
