Questo Commento al Catechismo Riformato di Giovanni Calvino raccoglie 55 studi che Niccolò Balbani, pastore della chiesa italiana di Ginevra, portò alla sua comunità negli anni 1565-1566. Seguendo la struttura originaria del Catechismo, il Commento si articola in quattro parti: la prima è dedicata alla fede cristiana e comprende una esposizione del Credo apostolico; la seconda affronta la tematica etica e considera in particolare il significato e le implicazioni dei Dieci Comandamenti; la terza tratta della preghiera, focalizzando su quella insegnataci dal Signore, detta anche “Padre Nostro”; la quarta verte sul culto cristiano ed i Sacramenti.
Come il lettore riflessivo non mancherà di constatare, la lettura di questo Commento permette innanzitutto di capire ed apprezzare il profondo lavoro teologico svolto dai Riformatori del XVI secolo al fine di recuperare una corretta comprensione della fede cristiana. Dopo oltre mille anni di incrostazioni e deformazioni operate da un clero fuorviato, era assolutamente necessario ritornare alle fonti della fede (fontes fidei), vale a dire alla Parola di Dio, per rivedere tutto alla sua luce. In questo testo, infatti, le caratteristiche distintive della fede Riformata traspaiono tutte: la sua biblicità, perché fondata sul verbo della Scrittura; il suo Dio-centrismo, perché focalizzata su Dio come fondamento di tutta la realtà; la sua evangelicità, perché ha nel vangelo la sua essenza; la sua onnicomprensività, in quanto fautrice di una visione del mondo unitaria, “poiché da Lui, per mezzo di Lui e per Lui sono tutte le cose” (Romani 11:36).
Inoltre, essendo stato originariamente inteso come strumento di edificazione per le centinaia di chiese clandestine che sussistevano allora nella nostra Penisola, il Commento di Balbani rappresenta una delle più importanti testimonianze delle convinzioni di fede che animavano gli evangelici italiani in un’epoca in cui essere evangelici costava molto più di oggi.
Aggiornata nel linguaggio, la presente edizione è arricchita da una interessante biografia sulla vita dell’autore.
Niccolò Balbani nacque a Lucca nel 1522. Suo padre Agostino – prospero commerciante – fu tra i primi lucchesi che abbracciarono la fede evangelica, da lui conosciuta durante i suoi viaggi di lavoro nelle Fiandre. A Lucca, infatti, il messaggio della Riforma religiosa sostenuta da Lutero, Zwingli, Calvino ed altri riformatori d’Oltralpe, iniziò a diffondersi già dagli anni Trenta del Cinquecento. Fu abbracciato da persone di ogni classe sociale, ma soprattutto dai “buoni casati” cittadini, ovvero da quel patriziato che rappresentava la forza economica e politica della Repubblica e doveva fedeltà solo all’Impero.
Alla morte di Agostino, nel 1536, i suoi dieci figli furono affidati alle cure del fratello Francesco. Il quattordicenne Niccolò proseguì gli studi a Lucca, Bologna, Padova, e infine a Ferrara, dove nel ’47 conseguì la laurea in diritto civico e canonico (in utroque iure). Raggiunto questo traguardo, il giovane volle visitare le località europee dove la sua azienda familiare aveva stabilito delle succursali: Anversa, le Fiandre e Lione.
Fatto ritorno a Lucca, si sposò con Lucrezia Montecatini, dalla quale ebbe tre figlie. Appartenendo ad una famiglia patrizia ed essendo un uomo di forti aspirazioni, iniziò subito a prendere parte alla vita pubblica della città: nel ’49 fu eletto Rettore delle scuole, nel ’53 membro del Consiglio generale, nel ’55 di nuovo Rettore………….
Commento al Catechismo Riformato di Giovanni Calvino
Niccolò Balbani
€23,00Il prezzo originale era: €23,00.€21,85Il prezzo attuale è: €21,85.Questo Commento al Catechismo Riformato di Giovanni Calvino raccoglie 55 studi che Niccolò Balbani, pastore della chiesa italiana di Ginevra, portò alla sua comunità negli anni 1565-1566. Seguendo la struttura originaria del Catechismo, il Commento si articola in quattro parti: la prima è dedicata alla fede cristiana e comprende una esposizione del Credo apostolico; la seconda affronta la tematica etica e considera in particolare il significato e le implicazioni dei Dieci Comandamenti; la terza tratta della preghiera, focalizzando su quella insegnataci dal Signore, detta anche “Padre Nostro”; la quarta verte sul culto cristiano ed i Sacramenti.
Come il lettore riflessivo non mancherà di constatare, la lettura di questo Commento permette innanzitutto di capire ed apprezzare il profondo lavoro teologico svolto dai Riformatori del XVI secolo al fine di recuperare una corretta comprensione della fede cristiana. Dopo oltre mille anni di incrostazioni e deformazioni operate da un clero fuorviato, era assolutamente necessario ritornare alle fonti della fede (fontes fidei), vale a dire alla Parola di Dio, per rivedere tutto alla sua luce. In questo testo, infatti, le caratteristiche distintive della fede Riformata traspaiono tutte: la sua biblicità, perché fondata sul verbo della Scrittura; il suo Dio-centrismo, perché focalizzata su Dio come fondamento di tutta la realtà; la sua evangelicità, perché ha nel vangelo la sua essenza; la sua onnicomprensività, in quanto fautrice di una visione del mondo unitaria, “poiché da Lui, per mezzo di Lui e per Lui sono tutte le cose” (Romani 11:36).
Inoltre, essendo stato originariamente inteso come strumento di edificazione per le centinaia di chiese clandestine che sussistevano allora nella nostra Penisola, il Commento di Balbani rappresenta una delle più importanti testimonianze delle convinzioni di fede che animavano gli evangelici italiani in un’epoca in cui essere evangelici costava molto più di oggi.
Aggiornata nel linguaggio, la presente edizione è arricchita da una interessante biografia sulla vita dell’autore.
Autore
Niccolò Balbani nacque a Lucca nel 1522. Suo padre Agostino – prospero commerciante – fu tra i primi lucchesi che abbracciarono la fede evangelica, da lui conosciuta durante i suoi viaggi di lavoro nelle Fiandre. A Lucca, infatti, il messaggio della Riforma religiosa sostenuta da Lutero, Zwingli, Calvino ed altri riformatori d’Oltralpe, iniziò a diffondersi già dagli anni Trenta del Cinquecento. Fu abbracciato da persone di ogni classe sociale, ma soprattutto dai “buoni casati” cittadini, ovvero da quel patriziato che rappresentava la forza economica e politica della Repubblica e doveva fedeltà solo all’Impero.
Alla morte di Agostino, nel 1536, i suoi dieci figli furono affidati alle cure del fratello Francesco. Il quattordicenne Niccolò proseguì gli studi a Lucca, Bologna, Padova, e infine a Ferrara, dove nel ’47 conseguì la laurea in diritto civico e canonico (in utroque iure). Raggiunto questo traguardo, il giovane volle visitare le località europee dove la sua azienda familiare aveva stabilito delle succursali: Anversa, le Fiandre e Lione.
Fatto ritorno a Lucca, si sposò con Lucrezia Montecatini, dalla quale ebbe tre figlie. Appartenendo ad una famiglia patrizia ed essendo un uomo di forti aspirazioni, iniziò subito a prendere parte alla vita pubblica della città: nel ’49 fu eletto Rettore delle scuole, nel ’53 membro del Consiglio generale, nel ’55 di nuovo Rettore………….
Informazioni aggiuntive
430
2019
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